Charles Manson e le sue vittime

È morto Charles Manson: figura complessa, fu considerato l’incarnazione del Male

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“Voi avete reso i vostri bambini quello che sono, questi bambini che vengono da voi con i coltelli, sono i vostri bambini, glielo avete insegnato voi. Io non ho ucciso nessuno e non ho ordinato la morte di nessuno.

Io posso aver dato l’impressione, in diverse occasioni e a parecchie persone, che potevo essere Gesù Cristo, ma non ho ancora deciso che cosa sono e chi sono. Mi è stato dato un nome e un numero e sono stato messo in una cella, e ho vissuto in una cella con un nome e un numero.

Non so chi sono. Io sono chiunque voi mi facciate, ma ciò che voi volete è un demonio. Voi volete un demonio sadico perché questo è ciò che voi siete.

Voi riflettete su di me quello che siete all’interno di voi stessi, perché a me non importa niente di voi e di ciò che voi fate.”

Dalle dichiarazioni processuali rilasciate da Charles Manson.

 

La Storia, nel bene e nel male, si nutre da sempre di vicende esemplari. E quella criminale di Charles Manson, morto due giorni fa all’età di 83 anni per un’emorragia intestinale, lo è stata al punto da diventare un modello di malvagità e di follia ripreso e rimasticato in più di un’occasione sia dal cinema che dalla letteratura. Dietro alle sbarre dal 1969, con una condanna alla sedia elettrica poi tramutatasi in carcere a vita nel 1972, ma solo perché nel frattempo la California aveva abolito la pena di morte, attorno alla crudele e diabolica figura di Manson, nel corso dei decenni, si sono scritti e realizzati innumerevoli libri, film, documentari e perfino una serie televisiva del 2015.

Tutte opere con le quali si è cercato di indagare chi realmente fosse il leader della “Family” la setta satanica di hippies che il 9 agosto del 1969 si macchiò di una strage tanto orrenda da scioccare l’opinione pubblica e segnare la fine di un’epoca. Quella notte, a Nord di Beverly Hills, al numero civico 10050 di Cielo Drive, in preda alla furia omicida, alcuni seguaci del guru con la svastica tatuata in fronte, uccisero e trucidarono l’attrice Sharon Tate e altri tre suoi amici. I malcapitati furono massacrati e uccisi con decine di coltellate e addirittura con alcune forchettate al torace e al ventre, per poi essere finiti con un revolver e impiccati. Orrore nell’orrore, il fatto che la ventiseienne Sharon Tate, stella emergente della Hollywood di quegli anni e moglie di Roman Polanski, fosse incinta di otto mesi. 16 le coltellate inflittele. Uno degli assassini arrivò perfino a scrivere la parola “PIG” (maiale) con il suo sangue sulla porta d’ingresso della villa.

Charles Manson, pur non avendo preso parte al fatto, venne condannato a morte per esserne stato il mandante. Ed essendo stato capace di manipolare le menti dei suoi seguaci fino al punto di far compiere loro degli omicidi –a dal quel momento in poi – il suo nome e la sua figura, furono per sempre associate al Male e alla sua incarnazione più oscura. Omicidi il cui vero movente non fu mai davvero chiarito fino in fondo e sui quali rimane tuttora un velo di mistero. Fra le ipotesi, anche quella di una vendetta personale nei confronti di un produttore discografico che aveva abitato in quella villa e che non aveva apprezzato il talento e le doti musicali di Manson. La sua più grande ambizione era infatti quella di diventare una celebrità del pop, famoso come all’epoca lo erano Bob Dylan e i Beatles.

Quel che è sicuro è che Manson non uccise solo Sharon Tate e la creatura che portava in grembo ma anche quegli ideali che avevano infiammato un’intera generazione sul finire degli anni Sessanta. In proposito, il procuratore Vincent Bugliosi che fece condannare Manson e i suoi seguaci, scrisse: “Il mantra di quell’epoca era pace, amore e condivisione. Prima del caso Manson la gente non aveva mai identificato gli hippie con la violenza. Poi arrivarono i membri della famiglia Manson, che avevano un’aria da figli dei fiori, ma erano criminali omicidi.  (…) I delitti di Manson suonarono la campana a morto per gli hippie e per tutto quello che rappresentavano. Fu la fine di un’era. Gli anni ’60, il decennio dell’amore, si conclusero quella notte del 9 agosto 1969”.

La morte di Charles Manson che, guarda caso, arriva a pochi giorni di distanza da quella di Totò Riina, s’incrocia però con un’altra notizia. Infatti a rendere immortali le sue gesta criminali, aggiungendosi alla lunga lista di opere che lo riguardano, ci sarà presto un nuovo film di Quentin Tarantino. Da qualche tempo, il regista di “Pulp Fiction”, sta lavorando proprio alla trasposizione cinematografica della sua storia, un film la cui produzione, a causa dello scandalo Weinstein, sarà affidata alla Sony.

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