Cielo blu radioattivo

Pubblicità

Osservato in Tcino un aumento nell’aria del ruterio 106, un isotopo radioattivo. La Russia ammette un alto livello di radiazioni ma nega l’incidente, ma i sospetti rimangono

Di

Chissà, magari qualcuno di voi se ne sarà pure accorto. Ma agli inizi del mese d’ottobre, nell’aria e nei cieli d’Europa, c’era qualcosa di parecchio strano. Una brezza di novità, anche se, intendiamoci, la politica non c’entra. Nel ruolo d’interprete principale, e al centro di tutta la faccenda, un raro e semisconosciuto elemento della tavola periodica: il ruterio, nella sua veste d’isotopo 106. Un abito di quelli che non passano di certo inosservati. Di quelli che per la loro fluorescenza si notano anche al buio, perché, signore e signori –  rullo di tamburi – il ruterio 106 è radioattivo. Proprio così. Pur rimanendo al di sotto dei limiti consenti dalla legge, nell’aria che respiriamo, fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, la sua concentrazione è aumentata di 50 volte almeno. Questo è il dato accertato stando ai rilievi fatti a Cadenazzo e Bellinzona. Un aumento non certo circoscritto al Ticino ma registrato in tutta Europa.

Sulle cause all’origine dell’improvviso aumento dell’elemento chimico incriminato non c’è bisogno di andar troppo di fantasia, tanto più che basta sfogliare una qualsiasi enciclopedia per scoprire che è possibile ottenere rutenio 106 dal combustibile nucleare esausto e cioè, in parole povere, a partire dalle scorie radioattive. Così dopo mesi a cercar di capire cosa fosse accaduto e per colpa di chi, pochi giorni fa, ad alzare la mano dall’ultimo banco in fondo alla classe è stata la Russia che ha chiarito, in parte, quanto probabilmente è accaduto. A proposito della nuvoletta che, prima di transitare sulle nostre teste, è stata avvistata in Austria, Cechia, Ungheria e la cui origine finora era rimasta sconosciuta, Mosca ha innanzitutto dichiarato che è stata osservata anche in Russia. In particolar modo al confine con il Kazakhistan, negli Urali meridionali, dove nel periodo in questione i livelli di radioattività raggiunti nell’aria erano di mille volte oltre la norma. Insomma, decisamente un po’ altino come livello di contaminazione. Anche se Rosatom, l’agenzia responsabile del nucleare in Russia, nega ogni possibile incidente all’interno dei suoi confini. Per la serie: lancio il sasso e poi nascondo subito la mano.

Qualcuno però già sussurra il nome della famigerata centrale di Mayak che si trova proprio in quella zona. Un impianto per la produzione di plutonio destinato alla fabbricazione di bombe atomiche attraverso il riprocessamento del combustibile proveniente da altri reattori nucleari. Uno dei luoghi più contaminati al mondo e i cui fiumi sono stati in più di un’occasione utilizzati come cloaca per lo sversamento di materiale radioattivo. Mayak, dove nel 1957 si verificò un’esplosione del deposito in cui veniva proprio stoccato il materiale radioattivo esausto.

Fortuna vuole che, in questi casi, ci sia un meccanismo formidabile chiamato rimozione. Efficace sia a livello individuale che collettivo, in grado di cancellare in breve tempo le brutture di ogni genere e categoria. Perfino i fantasmi nucleari. Mayak, 1957. Three Mile Island, 1979. Chernobyl, 1984. Fukushima, 2011. E chi se li ricorda più? Così, in attesa della prossima catastrofe nucleare globale, non possiamo che constatare, ammirati, come il copione sia sempre lo stesso. Temporeggiare, minimizzare, relativizzare, mentire.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!