Il Santo Moccetti

Il Cardiocentro di Lugano dovrebbe, a termini di legge, tornare in mani pubbliche. Ma su questo punto ci son già le barricate

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A febbraio dell’anno scorso, in calce a un articolo su Moccetti e il Cardiocentro di Lugano, scrivevamo le seguenti parole, oggi rivelatesi profetiche:

“…Ah… un’ultima cosa. Tra poco scade il contratto e il Cardiocentro, da fondazione privata, dovrebbe tornare all’EOC. Vi terremo aggiornati, di sicuro ne vedremo delle belle.” (leggi qui l’articolo intero)

Oggi, come immaginavamo, Moccetti e i suoi sostenitori non hanno nessuna intenzione, come da legge votata in Parlamento e da accordi presi, di lasciare il Cardiocentro in mani pubbliche.

Prima di tutto, e per chiarire, ricordiamo che il Cardicentro è parte della realtà ospedaliera ticinese. Per vicissitudini varie, questa offerta specialistica del sistema ospedaliero è nata con una forma autonoma e privata, pesantemente sostenuta però da soldi pubblici. Ai tempi della sua costruzione, Moccetti naturalmente spergiurò che non un franco dei ticinesi sarebbe servito per finanziarlo, salvo poi cuccarsi i milioni dal Cantone per non lasciare l’opera a metà. Gli fu fornito il terreno, il piano regolatore fu modificato a beneficio della costruzione e il nosocomio fu inserito nella pianificazione ospedaliera.

Come concordato sin dall’inizio, il Cardiocentro dopo 20 anni sarebbe poi dovuto confluire all’interno dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC). Gli accordi iniziali tengono conto del fatto che questo gioiello, appunto, è stato e finanziato generosamente dallo Stato, ovvero dai contribuenti ticinesi e che l’offerta sanitaria è una questione di interesse generale che poco si concilia con la politica dell’orticello.
Ora, alla scadenza del termine previsto, EOC e vertici del Cardiocentro stanno definendo i dettagli di questa operazione, alla ricerca di una soluzione adeguata, equilibrata e rispondente a diverse esigenze.

E già si levano le barricate, erette dagli amichetti di sempre a difesa ovviamente  del privato, che poi privato è fino a un certo punto, visto che i nostri soldi non hanno fatto schifo a Moccetti e soci anni fa. Di chi parliamo? Borradori in primis, poi Giudici, presidente del Cardiocentro. Tra i maggiori sostenitori ci fu ai tempi anche Paolo Sanvido della lega, che oggi è strategicamente piazzato a capo dell’Ente Ospedaliero Cantonale.

Naturalmente, nonostante le levate di scudi, nessuno vuole umiliare e castrare questa eccellente realtà, anzi. Semplicemente si vogliono concretizzare accordi presi e mai messi in discussione, nell’interesse del futuro del sistema sanitario ticinese e dei pazienti, in modo peraltro trasparente e democratico.

In questo contesto, prima ancora che le trattative siano concluse e i termini della questione definita, o che reali contrasti risultino insanabili, ecco che Marco Borradori sente il bisogno di fare una pubblica dichiarazione: 

“Se al termine di questo negoziato la soluzione proposta dall’Ente non andrà bene al Cardiocentro, non andrà bene neanche per Lugano”.

E Borradori rincara, evocando parenti e genitori salvati dal Moccetti, come se questo avesse rilevanza. Vogliamo sperare che Moccetti non smetta di salvarli se il Cardiocentro torna, come da legge, in mano al Cantone e dunque a noi stessi.
Di certo questo modo di fare chiude perfettamente il cerchio di una vicenda che, già agli esordi, aveva visto politici di spicco fare altrettanto, ovvero inchinarsi ossequiosamente e votare senza spirito critico crediti statali milionari. Salvo poi scoprire i milioni nascosti nei trust inglesi, ovvero disponibilità ingenti furbescamente sottaciute ai deputati che avevano creduto di dover aiutare con i soldi dei ticinesi i promotori privati. Grazie a Borradori vi sarà modo di ricordare ai ticinesi anche questa quasi dimenticata pagina buia della nostra politica.

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