La No Billag e il mal di pancia

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Viviamo in un epoca strana, in cui tutto velocemente si sta assoggettando al diktat “usa e getta” proprio di un certo liberismo sfrenato.
Usiamo gli oggetti, usiamo le persone come fossero oggetti, usiamo persino le parole come fossero oggetti da scagliare contro chiunque e per perorare qualsiasi causa.
Gettiamo gli oggetti quando “l’innovazione” e il marketing ce lo ordinano (oramai senza nemmeno accorgercene), gettiamo le persone quando non rispondono più al nostro bisogno (lo so, suona forte, ma se ci pensate bene é in fondo quello che spesso accade sia a livello personale, ma soprattutto professionale), gettiamo parole nel vento che puntualmente vengono dimenticate poiché raramente concretizzate in una pratica quotidiana (su questo gioco alcuni politici ci hanno costruito una carriera).
Ecco, in questo clima nasce e si evolve il pensiero che porta alla proposta “No Billag”.

E, credetemi, é tutta una farsa. Nessuno dei promotori di questa iniziativa ha a cuore il vostro portamonete, ma unicamente gli interessi miliardari di rendere privatizzato (liberista) un settore che, grazie a TV, radio e internet raggiunge e potenzialmente manipola (si, é così) moltissime persone.
Non voglio tediarvi con mille teorie, ma basta che vi prendiate il tempo di osservare chi sostiene questo passo come “necessario”, per capire che ci sono enormi somme di denaro ed interessi che, scomparse le emittenti nazionali, sarebbero a disposizione per i soliti squali.

Ma non voglio parlare di questo.
Quello da cui voglio partire é il “mal di pancia”.
Si, proprio lui.

Vi é mai capitato di avere dolori alla pancia?
Sono certo di si. É insopportabile.

E avete mai pensato di farvi asportare stomaco ed intestino per non avere più mal di pancia?
Dubito fortemente.
Senza lo stomaco e l’intestino non potremmo sopravvivere.

Ecco, io capisco che le svariate centinaia di franchi all’anno di tassa radio/TV siano un pó una sorta di dolore cronico, che ogni anno torna nelle nostre bucalettere a chiederci un ulteriore sacrificio.
Ma davvero possiamo essere così ingenui da credere che eliminando la tassa sia risolto il problema?
E soprattutto qual’é il problema?

Non c’é nessun problema reale.

L’unico problema é che la politica federale in merito a questa tassa non ha saputo dare valore alla parola EQUITÀ.
Il fatto che io, persona singola, paghi la stessa cifra di una famiglia di 6 persone non é equo.
Così come non é equo che un single proprietario d’impresa paghi la stessa cifra di un single operaio.
Questo ha fatto montare l’avversione verso la riscossione della Billag e questa é la responsabilitá che deve in fretta assumersi la politica, non solo in merito a questa specifica tassa. EQUITÀ.

Se vogliamo far passare questo “mal di pancia”, ci sono quindi molte altre alternative praticabili; a partire dall’equita, ma anche di un’offerta di reti che, proporzionate a una popolazione come la nostra, forse sono davvero fuori luogo (e anche in questo caso si ritorna al tema dell’equità).
La RSI non é un’azienda perfetta,come d’altronde qualsiasi azienda. Anche nella sua storia recente ha fatto grandi passi falsi, portando la gente a percepire ancora più fortemente il proprio “mal di pancia”.
La concorrenza con le emittenti private (radio soprattutto) ha fatto il resto.

Ed ora temo che tutto questo dolore stia facendo perdere di vista il vero nocciolo della questione, ovvero LA LIBERTÀ!

La libertá di una televisione e di una radio il più lontano possibile dagli interessi economici e soprattutto di informazione legati al privato.
La libertá di una televisione pluriculturale e plurilinguista, che non utilizzi le differenze per dividerci ed imperare, ma per unirci sotto un unico grande tetto culturale e identitario.
La libertá di potersi vantare di un’orchestra sinfonica riconosciuta a livello internazionale.
La libertá di scegliere tra informazione e manipolazione.
La libertá di dar voce alle minoranze (e noi in Ticino ne sappiamo qualcosa).
La libertá di permettere alle giovani generazioni di formarsi in Ticino sulle professioni legate a media e informazione (tecniche, artistiche e di spettacolo).

Ecco, a mio avviso un vostro voto favorevole alla “No Billag”, non farebbe altro che privarci di un organo essenziale per il benessere culturale e coesivo del nostro paese.
Non sentiremmo più dolore (ma lo pensiamo davvero?), ma in mano a multinazionali private saremmo costretti a una TV sempre più lontana dalla nostra storia e dai nostri valori costitutivi. Sempre più povera nella sua standardizzazione globale.

Ai nostri politici chiedo la responsabilitá e la competenza di comprendere che questa tassa HA RAGIONE DI ESISTERE, ma che deve essere al più presto armonizzata secondo le regole di EQUITÀ che sono parte integrante di ogni vera democrazia.
Questo modo di affrontare i problemi, semplicemente eliminandoli virtualmente (non crederete che le TV private si usufruiscano gratuitamente?) non é la soluzione di cui abbiamo bisogno.
Forse, allora, il mal di pancia in questa societá sará un pó più sopportabile, al punto di non desiderare di levarsi lo stomaco dal corpo.

La morte culturale e l’appiattimento mediatico sono a un passo da noi, forse in alcuni casi giá sono in noi.
Votare NO é dire stop a questo perverso meccanismo uniformante e globalizzante in cui pochi decidono di cosa usufruiranno i tanti.

Ai pochi che sono arrivati a leggermi fino a questo punto, quindi, dico grazie.
Che siate a destra al centro o a sinistra, se ci siamo capiti poco importa, é questo l’essenziale.

Luca Soldini

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