La scelta ideologica

Righini precisa che il NO al pacchetto fiscale non è una scelta ideologica. Ma non ci sarebbe niente di vergognarsi ad opporsi ad essa in quanto ideologicamente di destra

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L’ideologia, secondo il vocabolario Treccani, è il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale. Di conseguenza ogni scelta fatta da un partito o gruppo politico, se è seria, è ideologica. Per capire meglio cosa è l’ideologia consideriamo il pacchetto “fiscale e sociale”, oggetto dell’odierno dibattito politico. A questo proposito, esteso su cinque colonne a pagina 3 dell’edizione della Regione dello scorso 20 ottobre, il presidente del PS, signor Igor Righini, afferma a proposito del “pacchetto” menzionato che il suo rifiuto di accettarlo “Non è una scelta ideologica”. Non comprendiamo come mai una persona alla testa di un partito storico debba vergognarsi delle sue convinzioni e nascondere timidamente dietro generiche e poco identificabili motivazioni, opinioni o rappresentazioni, l’opposizione più che legittima a un pacchetto fiscale frutto di un’ideologia di destra. Ideologia dilagante questa anche grazie alla timidezza e spesso alla viltà della sinistra nell’esprimere con coraggio, ponendolo nel proprio contesto di valori, quello in cui crede.

Sorprende tuttavia il fatto di non considerare come ideologico il comportamento populista, o razzista, dei leghisti e dell’UDC che spesso usano la stessa prassi politica del nazismo o del fascismo: quella di infondere paure per ottenere il consenso (paura dell’asilante, del frontaliere, del diverso; le stesse paure dell’ebreo dei nazifascisti nella prima metà del secolo scorso). Con la sua demolizione, le pietre del muro di Berlino sono letteralmente cadute addosso per ferire o annientare ogni velleità di una sinistra che ebbe persino vergogna di chiamarsi comunista o socialista. Gli interessi dell’economia, privata della parte sociale, fecero dimenticare presto la sconfitta subita dalla destra nazista e fascista. Parte dei fondamenti ideologici che la sostennero sono ricomparsi nella Lega che sul suo settimanale ha usato gli stessi parametri di violenza verbale, di denigrazione, di dileggio, riprendendoli dai famigerati fogli settari delle destre eversive degli anni trenta del secolo scorso. Anche il Caffè titola su quattro colonne “Il PS diviso tra dialettica e posizioni ideologiche” non nascondendo il senso spregiativo, o quantomeno negativo, di un orientamento ideologico più che  legittimo di un partito che difende i propri valori. La sinistra nel suo insieme è nella posizione di sorvegliata speciale da parte dell’inquisizione di una destra sostenuta dai media che scorrazza ideologicamente come e dove vuole. Riaffiorano, nel messaggio 7417, a sostegno del pacchetto fiscale menzionato sopra, vocaboli o concetti come “anima ideologica massimalista” che Stalin affinava per giustificare le sue purghe o addirittura alcune modalità di tassazione vengono definite a “carattere confiscatorio” presentando il Ticino come uno Stato che sequestra, requisisce e incamera violando il diritto come del resto il Ticino liberale fece nell’ottocento per poter sopravvivere.  Un pacchetto fiscale, quello presentato dal Governo, da considerare in un contesto storico il cui momento saliente si colloca quando il Mattino, con un titolo a piena pagina, proclamava: “Fuori Sadis e dentro Vitta in governo” . Laura Sadis aveva estromesso dal Consiglio di Stato Marina Masoni proprio in virtù del fatto che i ripetuti sgravi fiscali di decine di milioni voluti da Giuliano Bignasca tornavano puntualmente come deficit nei bilanci annuali dello Stato. Così che il “meno Stato” della Masoni e del Nano, con i tagli degli aiuti ai meno abbienti, ai servizi pubblici e lo smantellamento continuo della socialità, si risolveva con la consuetudine di “rubare ai poveri per dare ai ricchi”. Laura Sadis, una persona di saldi principi, eletta proprio per contrastare l’illiberale e prevaricatorio atteggiamento leghista, non sopportava più l’atmosfera pesante e vessatoria che si era instaurata nel Governo. Lasciò il campo libero per un Vitta, indebitato fino al collo per il favore ricevuto dalla Lega che lo aveva imposto per la sostituzione di Sadis.

Oggi siamo alla resa dei conti. Vitta, per sdebitarsi, ha presentato un messaggio che in grande sintesi continua nello smantellamento graduale dei principi di ridistribuzione della ricchezza conseguiti con la fiscalità, stabiliti da Brenno Galli con la moderna e preveggente Legge tributaria del 1950. Principi riconfermati nella Legge tributaria del 1976,  il cui primo grave colpo intollerabile fu l’abrogazione dell’imposta di successione, anch’essa voluta dalla Lega favorita da un partito liberale e da un partito popolare democratico composto da elementi che pur di guadagnare qualcosa in denaro, per avidità, violarono cinicamente i valori fondanti e illuminati del liberalismo e del cristianesimo. Ora, invece della razionalità e del rigore liberale degli anni Cinquanta e Settanta, nel perfetto stile leghista e dell’UDC e con le motivazioni di un livello di cultura politica ben sotto la soglia della serietà, oltre all’arroganza d’imporre unilateralmente ai comuni già in difficoltà come Lugano un sacrificio di 22 milioni e al Cantone, non ancora uscito dal guado del deficit ricorrente, di altri 30 milioni, dobbiamo sentirci dire, per motivare l’insostenibile, che l’1% dei contribuenti pagano il 60% delle entrate fiscali. Allora, invece di migliorare questo quadro sociale, evidentemente sbilanciato, con una più equa ridistribuzione della ricchezza, agli abbienti si fa un nuovo regalo di oltre 50 milioni proprio per confermare la tendenza attuale d’arricchire sempre più i già ricchi e d’impoverire, con i tagli continui al sociale e ai servizi, i meno abbienti. Nessun argomento del messaggio a sostegno del pacchetto regge se nel giudizio è usata la razionalità liberale radicale, nemmeno quello della concorrenza fiscale fra Cantoni, concorrenza anticostituzionale in quanto i Cantoni sono tenuti a promuovere il benessere generale della Confederazione senza concedere privilegi alle nuove aristocrazie del denaro. Certo che se prese singolarmente alcune proposte del messaggio in questione potrebbero essere condivise. Tuttavia, violando la giurisprudenza stabilita dal Tribunale federale si è imposto il legame, incompatibile in democrazia perché ricattatorio, fra le proposte di sgravi fiscali e gli aiuti sociali. Al “pacchetto fiscale” proposto dal Governo, per l’acribia con cui ossessivamente e periodicamente si ritorna a proporre di sgravare i ricchi violando i diritti dei meno abbienti, si può serenamente dare lo stesso giudizio che Fantozzi diede al film “La Corazzata Potemkin” di Ejzenstejn.

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