Metanord, una morte annunciata

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Annunciato il dimezzamento del personale, ma le avvisaglie erano già state lanciate dal PS 11 anni fa.

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Metanord ha recentemente annunciato 8 licenziamenti, dimezzando così praticamente il suo personale. Una decina di anni fa il Cantone aveva sostenuto l’accordo con Metanord, sostenendola con decine di milioni. Scopo del Cantone, a sentire Bruno Storni, deputato della Commissione Speciale per l’Energia, anche l’intento di “far girare l’economia”: sono infatti centinaia di milioni di franchi quelli pagati per scavi e posa di condutture.

Ma la situazione critica a cui andava incontro Metanord era già nota da anni. Dichiara Storni in un’intervista.

“La situazione era sotto gli occhi di tutti da anni. Metanord non avrebbe mai dovuto passare il Ceneri. Lì sono iniziati i suoi problemi”

Un altro problema plateale era la non rinnovabilità della risorsa energetica. Il metano infatti non figura nemmeno nelle strategie della Confederazione Energia 2050, ma chiudendo gli occhi si è sostenuto comunque una dubbia realtà energetica. Il metano, che era ritenuto in espansione solo un paio di anni fa, risulta ora obsoleto e poco gradito. Non si poteva immaginare? Non proprio.

Nel 2006, il Partito Socialista stilava un rapporto di minoranza della Commissione Speciale Energia, perché? Perché era stata approvata una partecipazione di AET a Metanord, partecipazione approvata dal Gran Consiglio per 36 a 26. AET doveva:

1)acquistare un terzo delle quote di Metanord

2)garantire un impegno finanziario fino alla concorrenza di trentacinque milioni di franchi a copertura del capitale azionario

La partecipazione suscitava dei malumori al punto che si raccolsero 7684 firme per rivedere la decisione governativa. La cosa si perde in leggine, pareri e cavilli giuridici. Alla fine il Gran Consiglio vota la non referendabilità del messaggio. In poche parole, le cose restano così e si cacciano i soldi alla faccia dei cittadini.

Nel rapporto di minoranza i commissari del PS che chiedevano il diritto del popolo ad esprimersi e che rigettavano la proposta di partecipazione finanziaria a Metanord scrivevano:

“La non sostenibilità finanziaria del progetto: secondo nostri calcoli contenuti nel rapporto di minoranza, finora non smentiti ufficialmente da nessuno (nemmeno il Governo nel suo nuovo messaggio ne fa riferimento!), il progetto è fallimentare. (…) “Va pure rilevato che dall’ultimo parere giuridico del consulente del Consiglio di Stato, rispettivamente del Gran Consiglio, gli avvocati Guido Corti e Michele Albertini, è emerso che “esiste una responsabilità dello Stato in caso di fallimento dell’azienda oppure nell’ipotesi in cui l’AET non fosse più in grado di assolvere i propri impegni”

Già nel 2006 si sapeva che il metano è un energia fossile non rinnovabile. Che i rischi di approvigionamento erano simili a quelli del petrolio, e cioè sottoposti alla volubilità degli Stati produttori. Si sapeva che altre energie rinnovabili erano in espansione, che erano non inquinanti e competitive finanziariamente e che, come dicevamo, la realizzazione del metanodotto era in contrasto con la politica energetica della Confederazione. La realizzazione del metanodotto avrebbe rallentato le altre energie alternative pulite oltre allo sfruttamento di risorse locali come il legno.

Oggi si piange su un fallimento che era già stato previsto 11 anni fa. È utile parlarne, ricordare che c’è gente che lavora seriamente, ma che che ci sono sempre interessi che piegano le leggi in modo da adattarle a interessi particolari. Per dire basta, ogni questione deve essere messa in piazza. Facciamo in modo che Argo1, uno scandalo che ha colpito il Cantone, diventi il cavallo di Troia di una nuova etica politica. Facciamo davvero della politica schietta, pulita e usiamo tutti i mezzi possibili per tagliare le gambe a coloro che usano le leggi come un monopattino per scorazzare nel Paese.

Facciamolo per far sì che i cittadini riacquistino fiducia nello Stato.

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