Mirante: non si poteva lavorare così

Intervista ad Amalia Mirante a proposito delle sue dimissioni dal Municipio di Torricella – Taverne

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In un recente articolo, abbiamo dato l’annuncio delle dimissioni di Amalia Mirante e del collega Antonello Gatti dal Municipio di  Torricella – Taverne. Vogliamo però capire meglio cosa c’è esattamente alla radice di un gesto grave come quello di dare le dimissioni dall’esecutivo.

Abbiamo perciò chiesto direttamente ad Amalia Mirante, Municipale PS, economista e insegnante alla SUPSI, di darci il suo parere.

Amalia, qual è il motivo per cui una collaborazione, seppur difficile, non poteva proseguire?

Alla base di tutto c’è proprio un’incapacità di dialogare e di prendere decisioni ponderate e ragionate. Riteniamo che in Municipio importanti decisioni finanziarie siano state prese con troppa faciloneria.

Io e Antonello ce ne andiamo con grande rammarico. Ma non vogliamo essere complici di questa modalità di gestione della cosa pubblica. Certo, potrei continuare ancora e, come fatto finora, mostrare il mio disaccordo, verbalizzare i miei dinieghi, ma comunque vidimerei un modo di fare che non approvo né accetto.

Però, Amalia, chi subentrerà a te e a Gatti, non si troverà di nuovo a dover affrontare questo modo di fare che, se abbiamo capito, PS e liberali non accettano?

Mi auguro che i subentranti siano più ascoltati più di quello che lo siamo stati noi. Il problema, però, a parte eventuali questioni personali, è come si gestiscono investimenti pesanti di milioni di franchi per il Comune e le riflessioni che questi investimenti comportano. Pensare a queste cose vuol dire pianificare ed essere lungimiranti, ragionare su cosa sarà del Comune tra 10 anni per esempio. Sia chiaro che non dico niente di nuovo, questa dovrebbe essere la prassi di lavoro in ogni Comune.

Allora c’è anche un po’ d’arroganza e prepotenza da parte dalla maggioranza?

Dall’altra parte si facevano pesare i numeri a colpi di maggioranza, con una mentalità che ha decisamente un’idea distorta della democrazia elvetica, che è soprattutto condivisione e compromesso. Ma questo potrebbe essere legittimo se non fosse che ci sono leggi, norme, iter e quelli sono le fondamenta sulle quali costruire, insieme alla trasparenza nella gestione delle cose pubbliche.

Dunque addio alle armi?

Si, lo faccio con rammarico, dopo anni di progetti e lavoro. Ma se devo scegliere tra l’occupazione di una poltrona e il rispetto delle regole non posso avere dubbi.

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