Mister Friuli e le polemiche sull’etnia pura

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Alioune, senegalese, vince il concorso di bellezza friulano: fioccano gli insulti razzisti in Rete

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Ne è passato di tempo dal quel lontano 1996, quando Denny Mendez, dominicana con cittadinanza italiana, divenne la prima Miss Italia di colore.

Il suo trionfo destò scalpore tra chi riteneva che la più bella del Belpaese non potesse che avere un DNA  italico, ma sembrò essere un segnale positivo di un’Italia sempre più accogliente e multietnica.

Le polemiche si smorzano rapidamente, la bellezza e la simpatia caraibiche di Denny misero tutti d’accordo al punto che pochi mesi dopo a Sanremo, altro palco nazionalpopolare, il gruppo reggae Pitura Freska con il suo brano “Papa Nero”, azzardò, senza però indovinare, una imminente elezione di un Papa di colore.

Ventun anni dopo, l’elezione di una miss o di un mister di colore è paradossalmente più problematica.

La crisi economica più grave dal 1929, l’allarme terrorismo internazionale e  il dramma dei migranti hanno portato ad una crescente diffidenza nei confronti degli stranieri. L’avvento dei social network ha poi contribuito a diffondere fake news e a dare voce senza censura a chiunque abbia una connessione internet. E la diffidenza si è ben presto trasformata in razzismo in tutti i Paesi d’Europa, anche nel campo della moda.

Lo scorso anno, in Finlandia, Sephora Ikalaba, 19enne di origini nigeriane, fu eletta Miss Helsinki. E, persino nel civilissimo Paese scandinavo scoppiarono polemiche. Ci si chiese come potesse una ragazza di pelle color ebano e lineamenti tipicamente sub-sahariani rappresentare la bellezza finnica, etnicamente agli antipodi. Tra insulti irripetibili e rigurgiti razzisti, la colpa andò alla giuria rea di aver scelto Sephora per “soddisfare la dittatura terzomondista del politically correct”.

Tornando in Italia, è di pochi giorni fa la notizia dell’elezione di Alioune Diouf a Mister Friuli Venezia Giulia. Senegalese di 18 anni, da cinque in Italia, il ragazzo sembra avere le carte in regola per sfondare nel mondo della moda. È alto 198, fisico sportivo forgiato dal basket ed oggettivamente molto bello. Unico difetto: ha la pelle nerissima. A nulla è servito che Alioune abbia dichiarato di sentirsi perfettamente integrato in Friuli, di studiare per diventare termoidraulico e di conoscere bene la lingua italiana e friulana: i social lo hanno subissato di insulti a sfondo razzista. Sulla pagina ufficiale Facebook del concorso di bellezza si possono leggere i seguenti commenti:” friulano doc? Vergogna”; “cosa ci si poteva aspettare da una regione amministrata dal PD?”; “aberrante, poi quando commettono crimini vi lamentate”; “una deriva nichilista”; “una perdita di identità e il primo passo verso la schiavitù”; “le risorse boldriniane ci stanno sostituendo”.

Tuttavia Alioune, che si dice rafforzato dalle critiche e motivato a insistere, ha la fortuna di avere un talent scout intelligente. Il quale ha ricordato che nel calcio un giocatore di colore non desta alcuno scalpore, anzi, viene idolatrato come gli altri e  che ormai la nostra società è multietnica e le scuole dei nostri figli sono “miste”, piene di bambini provenienti da ogni parte del mondo, spesso perfettamente integrati.

Dunque perché i concorsi di bellezza dovrebbero essere un’eccezione? Dopo tutto, il più bello di un territorio non deve essere necessariamente autoctono, ma rappresentare il tessuto sociale di quella determinata. Che, nel caso friulano più che mai, è estremamente variegato.

La vicenda di Alioune spinge a chiederci che senso abbia parlare ancora di etnia pura. Non ha senso parlarne in Italia, per secoli dominata da arabi, spagnoli, austriaci, croati, albanesi, greci, turchi, catalani…

E il retaggio di queste dominazioni è evidente. Ancora oggi è possibile incontrare un siciliano biondo con gli occhi azzurri che ci ricorda la dominazione normanna sull’isola, un calabrese che parla il dialetto greco, un pugliese di origine arbëreshë ossia albanese, un croato del Molise, un catalano di Alghero. Vi sono poi dei toponimi che ci ricordano il passaggio di antiche popolazioni come Sant’Agata dei Goti, Sant’Angelo dei Lombardi, Guardia Piemontese, Piana degli Albanesi e molti altri.

Non solo l’Italia, ma anche la Svizzera è crogiolo di ben tre etnie diverse, così come la Francia e la Gran Bretagna, dominata persino dagli iberici. Cosa dire poi dell’Austria? Fino al 1918 l’impero Austro-ungarico era il più fulgido esempio di melting pot in Europa: sul suo territorio convivevano austriaci, tedeschi, ungheresi, cechi, polacchi, ruteni (ucraini), rumeni, croati, slovacchi, servi, sloveni, italiani e bosniaci.

L’Europa è un vero miscuglio di etnie e fenotipi. E sul viso di ogni europeo c’è una storia secolare di migrazioni, integrazioni, di vita.

L’etnia pura fortunatamente non esiste più e forse non è mai esistita. E cercare di preservarla è anacronistico e sicuramente impossibile. Perché dove ci sono uomini, c’è curiosità, voglia di viaggiare, conoscere, mescolarsi. E’ un processo inarrestabile, che nemmeno il più severo dei conservatori potrà mai fermare. E’ così da sempre, dai tempi di Ulisse fino ai tempi di Alioune.

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