Riscaldamento globale e futuro possibile

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Il nostro pianeta affronta minacce terribili, ma un futuro migliore è possibile. Parliamo di smart cities e pianificazione intelligente con l’esperto Davide Garufi

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La RSI, in diretta in contemporanea con le altre reti nazionali, SRF, RTS e RTR, ha trasmesso “+ 3 Gradi”, uno speciale di 3 ore dedicato al tema del cambiamento climatico e del riscaldamento globale. Di questo problema ci eravamo recentemente occupati: le emissioni crescenti e il peggioramento della qualità dell’aria sono problemi reali da affrontare in modo strutturale e non solo contingente; serve una pianificazione attenta che riguardi anche l’utilizzo efficiente delle risorse naturali per produrre energia e una mobilità sostenibile. In particolare, il focus è sui centri urbani: le città di tutto il mondo consumano 2/3 dell’energia ed emettono 70-80% di gas a effetto serra.

In tal senso, a livello mondiale ed europeo cresce l’interesse verso il tema delle smart cities, ovvero le città intelligenti, improntate all’efficienza energetica e a una maggior sostenibilità e qualità dei servizi pubblici  attraverso l’utilizzo della tecnologia, e alla conseguente miglior soddisfazione dei bisogni dei cittadini e della loro qualità di vita.

Per saperne di più, ne abbiamo parlato con Davide Garufi, ingegnere italiano esperto di energie sostenibili ed efficienza energetica, che di smart cities si occupa in Belgio in qualità di project Manager e Business Developer per la società di ricerca VITO EnergyVille e come  responsabile per il Benelux della Community di Innoenergy, un gruppo di volontari che si occupa della diffusione delle informazioni e delle novità nel campo dell’uso efficiente e consapevole delle energie.

Davide, prima di tutto: cos’è una smart city?

È una città connessa, dove la tecnologia serve a aiutare e rendere più efficienti e idealmente più semplici i processi interni; di base si parla di “ICT as Enabler,” ovvero della tecnologia come filo rosso che consente, attraverso una pianificazione attenta, di ottenere una maggior efficienza dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse, una riduzione delle emissioni e in generale una maggior qualità di vita per i cittadini.

Quali sono i campi in cui le smart cities possono essere una soluzione ai problemi di cui parlavamo?

Ci sono diverse aree di interesse, una delle quali, fra le più importanti, è la mobilità, che non a caso è stato il tema centrale del recente Smart City Expo, il congresso mondiale sul tema delle smart cities che si è svolto due settimane fa a Barcellona. 

Puoi farci alcuni esempi riguardo la mobilità, un tema molto discusso alle nostre latitudini?

Beh, a esempio penso, alle facilitazioni per l’uso delle auto elettriche attraverso l’uso delle colonnine di ricarica intelligenti, ovvero sistemi che ti avvisano tramite smartphone quando è il momento di ricaricare l’auto, o quanta strada puoi fare ancora; oppure alle macchine che si guidano da sole, le self driving cars, o alla pianificazione del traffico. Un esempio di quest’ultimo elemento è la  prioritarizzazione delle emergenze, cioè un sistema che, su una mappa, avvisa gli automobilisti che fra poco passerà da là un’ambulanza, in modo che possano lasciare la strada libera in tempo per l’emergenza.

L’ambiente è uno degli argomenti di interesse principali nel discorso sull’urbanistica. In che modo questo tipo di tecnologie, applicate alle città, possono essere utili in relazione al problema dell’inquinamento?

A livello pratico, le azioni possibili sono incentrate sul monitoraggio e sulla conseguente pianificazione urbana. Attraverso degli strumenti con degli algoritmi è possibile incrociare i dati della popolazione, del traffico, delle abitazioni per calcolare, ad esempio, l’incidenza del piantare un certo numero di alberi in una determinata zona sulla qualità dell’aria. Con questi dati, è poi possibile attuare una pianificazione riguardo il verde pubblico; una volta messa in atto, poi, i risultati sono monitorabili attraverso i medesimi strumenti, e quindi si può ulteriormente migliorare il sistema. Un altro sistema da poco implementato, anche in alcune città svizzere, è Air Plum: si tratta di piccoli sensori montati sui piccioni, che rilevano la qualità dell’aria trasmettendo i dati ad un server che crea una mappa, consultabile sul sito web e su smartphone tramite app, che consente di visualizzare in tempo reale la qualità dell’aria nelle varie zone della città al fine, ad esempio, di evitare percorsi pedonali in zone più inquinate o di intervenire in quelle zone.

Portiamo il discorso su un ambito locale a noi vicino. Il Ticino, rispetto ad una città,  è una realtà piccola a livello di densità di abitanti, ma che, appunto, non è ristretta ad un ambito urbano definito ma è riferito ad un ambito più ampio. È possibile immagine uno “Smart Ticino”?

Certo, perché non è rilevante se si parla di un gruppo di unità abitative o un quartiere o altro. Ciò che conta è il processo decisionale, il come si pianifica. Se si spacchettasse Londra in tutti i suoi quartieri, il principio sarebbe uguale. Chiaramente, le istituzioni locali devono chiaramente cooperare e realizzare un piano a lungo termine. Ad esempio, in Gran Bretagna ragionano già a prescindere dalla contingenza politica locale: se iniziano un progetto a Manchester, hanno già un piano ampio riferito ad altre città, in modo da realizzare un’interconnessione. Ciò che si fa in una città è applicabile in larga scala: serve venirsi incontro al di là delle divergenze politiche.

Restiamo nel nostro Cantone. Uno dei problemi che il Ticino si trova ad affrontare ultimamente è legato al peggioramento della qualità dell’aria, dovuto in gran parte all’eccessivo traffico stradale, di cui da più parti si ritengono responsabili i frontalieri. Come si potrebbe risolvere un problema del genere ragionando in modo “smart”?

Le soluzioni ci sono. Una possibilità è il raggruppare gli utenti che compiono lo stesso percorso, sul modello del car pooling ma organizzato dallo Stato e non lasciato alla spontanea iniziativa dei singoli cittadini. Mi viene in mente che, dato il percorso da A a B, ad esempio da Chiasso a Lugano, si potrebbe organizzare un servizio di navette on demand, quindi non di linea con orari fissi ma su richiesta: chi si sposta su quel percorso prenota in anticipo il trasporto via internet, magari in gruppo, ottenendo uno sconto sul prezzo normale del biglietto, oppure viaggiando gratuitamente se lo Stato sovvenziona le aziende affinchè coprano i costi del trasporto per i loro dipendenti. Serve sempre, comunque, un’azione da parte delle istituzioni pubbliche.

Chiudiamo parlando di ambiente sociale. In che modo le smart cities si interfacciano con i loro attori principali, ovvero i cittadini?

Questo è un problema che viene sollevato recentemente, poiché si tende troppo spesso a considerare i cittadini come soggetti passivi dell’innovazione e non come attori decisivi le cui reazioni all’utilizzo di queste tecnologie vanno assolutamente monitorate per capirne l’efficacia reale sulla qualità della vita. Il monitoraggio sociale, l’ascolto dei bisogni da parte dei cittadini è fondamentale in questo senso, anche per creare la consapevolezza di ciò che si sta facendo. In tal senso, cito l’esperimento pilota City-Zen, che si pone come fra gli obiettivi principali la riduzione delle emissioni di CO2 nelle città, responsabili principali del riscaldamento globale. Attraverso le innovazioni di City-Zen, volte ad una maggior efficienza energetica, sarà possibile tagliare ben  59.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Questo progetto ha come città-pilota Grenoble ed Amsterdam, e si presenta come un’esperienza di condivisione itinerante attraverso il City-Zen Roadshow: sostanzialmente, gli specialisti responsabili del progetto si recano in altre città, ascoltando i bisogno della popolazione per capire quali sono i temi sentiti come più vicini riguardo la vita urbana, ed applicano ad essi le esperienze ottenute nelle città-pilota, cooperando con gli attori locali. Insomma, il miglioramento della qualità di vita nei nostri spazi urbani passa in gran parte attraverso l’ascolto reciproco e la condivisione delle esperienze.

 

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