Stuprata, prende l’ergastolo

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La storia di Cyntoia Brown. Vendicatrice per disperazione, schiava sessuale per predestinazione, ergastolana per ingiustizia.

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Ogni tanto mi piace raccontare storie. Riuscire a mettersi nei panni delle persone a volte è una bella cosa altre una maledizione. Perché il dolore comincia a serpeggiare fluido, denso e sai già che non hai sbocchi per farlo uscire, lo devi accogliere e cercare di farlo addormentare come un bambino.

Cyntoia Brown ha oggi 29 anni. Ne aveva 16 quando fu arrestata in uno di quegli Stati in cui se sei nero sei un po’ più morto degli altri, il Tennessee.  

Cyntoia aveva sparato ad un uomo, John “cut troath*” Mitchell Allen di anni 43.

Per quell’efferato omicidio, la piccola Cyntoia, in quello Stato dai grandi spazi e dalla mentalità piccola ebbe l’ergastolo. Da noi sono al massimo 21 anni, in quella terra avvolta dai fiumi Tennessee e Missisippi, sono 51. Però se ti comporti bene, dopo 51 anni puoi ottenere la libertà sulla parola. Se non succede nulla, Cyntoia uscirà che di anni ne avrà 67.

Non ho ancora detto che Cyntoia veniva sistematicamente stuprata da John, anche con oggetti, e costretta a prostituirsi. Mica una cosa strana, finire nelle mani dei trafficanti di sesso, nelle periferie polverose di Nashville, soprattutto se hai alle spalle in famiglia tre generazioni di abusi sessuali.

È stata la levata di scudi sul caso Weinstein ad avere il pregio di riportare a galla, come un pesciolino malato, la piccola storia crudele di Cyntoia. Le molestie del magnate di Hollywood hanno scoperchiato l’ingiustizia, riportando all’attenzione dei media la storia di quella ragazzina del Tennesse con le treccine.

Una bambina che invece di giocare con le bambole, è cresciuta giocando con giocattoli di carne che la violavano e distruggevano ogni giorno, strappandole brandelli di innocenza come le strisce di un kebab in una rosticceria.

Cyntoia è una di quelle storie che fanno male come lame che lentamente affondano nelle anime. L’orrore giudiziario di una società medioevale, oscurantista, retrograda e senza pietà.  

Cyntoia, fra 3 anni avrà già passato metà della sua vita in carcere, dove nel frattempo si è laureata.

#freeCyntoiaBrown è un hastag che è diventato virale e una petizione online sta raccogliendo migliaia di firme per cercare di raddrizzare una stortura legale che grida vendetta al cielo, quel cielo azzurro del Tennessee, incastonato tra i monti Appalachi e il Missisippi, dove Davy Crockett cacciava gli orsi. Sotto quel cielo con sbuffi di nuvole felici e danzanti  dorme una ragazzina di 16 anni, dorme da quando è stata seppellita in prigione con la colpa di avere ucciso il suo aguzzino. Quello che cercava di soffocarla, le infilava la pistola tra le cosce e la obbligava ad andare con altri uomini per denaro.

Lei con quella pistola lo ha freddato, un giorno in cui qualcosa, non sapremo mai cosa, si è incrinato e spezzato nel suo cuore.

David Birman, un documentarista, ha raccontato nel 2011 la sua storia (clicca qui). Potete trovarne un brano nel link allegato. Guardatelo e piangete. Piangete per l’innocenza che non ha mai potuto esistere in quel corpo abusato. Piangete per quel visino ovale circondato dalle trecce. Piangete per la crudeltà degli uomini. Piangete per la vostra impotenza e ricordate.

Siamo tutti sentinelle, testimoni, attivisti. Non possiamo cedere un centimetro di tereno, anche perché guadagnarli è così difficile. Protestate, indignatevi, combattete, non arrendetevi mai.

Per Cyntoia e tutti i pesciolini come lei.

*tagliagole”

 

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