Valichi riaperti? Gobbi sapeva

Il Cantone e il pubblico erano informati della riapertura dei valichi al termine dell’esperimento-pilota di 6 mesi, infondate le lamentele di Gobbi

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È ovvio che avere una stazione di servizio nel Mendrisiotto non è una passeggiata, sappiamo infatti che la rapina non è un rischio ma quasi una certezza. Ed è ovvio che a chi gestisce questi esercizi poco importa che le statistiche della criminalità siano in calo come nel resto della Svizzera e Lombardia (leggi qui).

E questo nonostante la chiusura notturna dei valichi voluta fortemente da Roberta Pantani e sostenuta da Norman Gobbi, misura che sapeva tanto di cosmesi e che alla prova dei fatti è servita a poco o niente come avevamo supposto. Infatti un presunto criminale non aspetta fuori dal valico che arrivi l’orario di apertura per decidere di rapinare qualcuno. La misura era decisamente ingenua e anche un po’ populista, volta più a strizzare l’occhio a chi aveva paura che a creare vere misure anti-crimine.

Il progetto pilota approvato dalla Confederazione era per la durata di sei mesi. Lo stesso Gobbi scriveva sul Mattinonline a marzo di quest’anno:

“…Una misura che sarà testata – dal 1. aprile prossimo per sei mesi, dalle ore 23 alle 5 di mattina – con l’obiettivo di combattere la criminalità transfrontaliera. Un primo passo concreto per la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio.”

Dopo sei mesi esatti, è Gobbi a lamentarsi per la riapertura dei valichi, ovvia misura in attesa della raccolta dei dati e del rapporto in merito all’operazione.

Gobbi sembrava stupito (non furioso per una volta) delle modalità. Nessuno mi aveva avvisato, si lamentava il Consigliere di Stato. E anche a Teleticino, a fine settembre dichiarava:

“Credo quindi che ci sia un problema di comunicazione ed è per questo che i miei uomini hanno subito preso contatto con il comando delle guardie di confine.”

E’ di oggi invece la risposta dell’esecutivo che dichiara che il progetto pilota avviato a marzo aveva una durata di sei mesi e che sia il Cantone che il pubblico erano informati. Secondo il governo. Non vi erano motivi per rinunciare a tale modo di procedere”.

Con queste premesse, risulta difficilmente comprensibile un Gobbi che casca dalle nuvole. Un comportamento che sa molto di trovata pubblicitaria.

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