No Billag, lo sfasciacarrozze

GAS, come redazione, risponde a Matteo Cheda di Spendere Meglio, per ribadire la difesa del servizio pubblico, qualunque esso sia

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GAS, come redazione, risponde a Matteo Cheda di Spendere Meglio, per ribadire la difesa del servizio pubblico, qualunque esso sia(leggi qui). Questo concetto, già veicolato dal nostro collaboratore Libano Zanolari, oltre che profondamente sentito è pure negli statuti della nostra testata online. Vale per le officine ferroviarie di Bellinzona, per la Navigazione di Locarno e per tutti i servizi pubblici e parapubblici che sostengono questo Cantone e lo rendono ricco.

Ma vale per qualsiasi posto di lavoro che è prezioso nel nostro Cantone, anche nel settore privato.

Gentile signor Cheda,

L’iniziativa NO Billag è chiara. Con una metafora, si potrebbe dire che consegna la vecchia e prestigiosa limousine della SSR-RSI allo sfasciacarrozze.

Si può fare. Si può anche esserne cinicamente felici. Ci si può illudere che non si rimarrà comunque a piedi.

Ma cercare, come tenta di fare lei, di convincere che non tutto è perso, che qualcosa di buono si salverà comunque, è veramente da spregiudicati.
Chiaro che qualche furbo rigattiere recupererà pezzi pregiati. Qualcun altro farà soldi pure con la vecchia carcassa rottamata. Ma far credere che questo abbia ancora a che fare con il vecchio servizio pubblico è da disonesti.

Ed è assurdo che lei, che pretende di difendere i consumantori, scorda di dire loro che la soppressione dell’ente creerà centinaia di milioni di uscite supplementari al Cantone sotto forma di indennità disoccupazione e assistenza. Centinaia di famiglie in mezzo alla strada in nome di una privatizzaione selvaggia e di presunti mirabolanti nuove intraprendenti strutture televisive?

Basterebbero gli esempi che da decenni costellano l’Europa, per vedere servizi pubblici svenduti e poi rovinati dal privato che, evidentemente, persegue solo il profitto.

Lo vediamo anche da noi con la Posta e le ferrovie. Chi ha più di 40 anni si ricorda benissimo di quando queste due entità erano regie federali e funzionavano alla perfezione, oggi stendiamo un velo pietoso, è bastato un week end di neve per bloccare mezzo Ticino.

Caro signor Cheda, a dimostrazione di quanto i suoi ragionamenti facciano acqua, c’è il recente fallimento di Darwin. Nessun piano B, nessuna riorganizzazione magica di risorse, nessun miglioramento del servizio, nessuno slancio a spendere meno.

Semlicemente un fallimento con 250 persone a casa.

Perché di compagnie aeree non se ne creano ogni due minuti e lo stesso vale per una struttura radiotelevisiva che dopo lo stato è probabilmente il secondo datore di lavoro in Ticino (pagato quasi completamente dalla Confederazione) con una percentuale di frontalieri ridicola, a differenza del settore privato.

Lei crede che eventuali privati assumeranno i ticinesi, quando possono con pochi soldi attingere al mercato italiano affamato di lavoro? Pensa che nasceranno decine di posti di apprendistato pregiati per i nostri figli?

Qui si sta spingendo con faciloneria, a volte ingenuità ma troppo spesso per tornaconto, l’ente pubblico verso la china dello sfasciacarrozze.

Alla fine di quella bella limousine ci resterà un cubetto di metallo sfasciato che arrugginirà in fondo a una discarica.

Lo spieghi alle miglaia di famiglie ticinesi e consumatrici che rimarranno per strada.

Gli spieghi dove potranno risparmiare abbonandosi alla sua rivista quando saranno senza un soldo.

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