Doping russo, Putin accetta il verdetto

Putin ha accettato il verdetto fornito da un laboratorio di analisi svizzero sul doping degli atleti russi, esclusi dai Giochi Olimpici invernali. Parteciperanno solo atleti “puliti” a titolo individuale.

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Una vera e propria umiliazione: passi per l’esclusione dalle Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro sull’onda dello scandalo del laboratorio di Stato “Rusada” che falsificava le provette, ma a Pyeongchang  per  quelle invernali del prossimo anno i russi erano convinti di andarci. E invece no, ancora esclusi come  ha comunicato il CIO a Losanna dopo aver preso nota delle conclusione della commissione Schmid-Oswald: si proprio loro, proprio l’ex Consigliere federale Samuel Schmid e Denis Owsald, bronzo nel canottaggio ai Giochi di Città del Messico nel 1968. Come avrebbe reagito Putin dopo che il vicepresidente della Duma Alexander Lebedev aveva invitato al boicotto, e dal paese si era alzata un’ondata di sdegno? Andare in Corea  a titolo individuale, senza bandiere e senza inno, anche se con la nuova sigla OAR (Olympic Athletes of Russia. )

Ma Putin ancora una volta ha spiazzato tutti: si, andiamo,  è ingiusto, non è mai esistito che ci fosse in giurisprudenza una punizione collettiva per colpevoli e innocenti, ma andiamo, perché abbiamo le nostre colpe! Nobiltà a salvaguardia dello spirito olimpico, vero patrimonio mondiale dell’umanità, o strategia politica? In molti erano convinti che per una questione di dignità nazionale la Russia avrebbe voltato le spalle ai Giochi. E invece no. A  Rio de Janeiro la squalifica fu veramente una mostruosità giuridica: gli atleti che si dichiaravano puliti, come la famosa specialista del salto con l’asta Yelena Isinbayieva, chiesero invano di essere ascoltati: un processo non si nega nemmeno ai peggiori criminali, ma ai Russi fu negato. Con una clamorosa contraddizione: non tutti erano sistematicamente dopati: la prova? Esattamente quella fornita dagli accusatori del CIO permettendo la partecipazione sotto bandiera neutra a molti russi trovati “puliti”! Inoltre tutto si basava sulla parola di Grigory Rodchenkov, capo del laboratorio di Stato, scappato negli USA dopo che i suoi due più stretti collaboratori Vyaceslav Sinev e Nikita Kamayev erano morti a distanza di pochi giorni per dei problemi cardiaci che gli devono essere parsi  molto sospetti…Il canadese Richard McLaren aveva preso per oro colato le sue parole, senza sentire nessun altra parte. Non era evidentemente sufficiente: ma ora la commissione rossocrociata Schmid/Oswald ha portato le prove: grazie a un laboratorio svedese e al nefrologo  Michel Burnier del CHUV di Losanna.

Gli svedesi hanno scoperto al microscopio elettronico il segno che testimoniava l’apertura fraudolenta delle provette “high tech” prodotte a Bütschwil-Ganterschwyl, nel Toggenburgo, dalla “Berlinger Special”, difficilissime da manomettere, eppure manomesse. Anche grazie al servizio segreto russo FSB, che era riuscito a carpire informazioni in Svizzera spacciandosi per laboratorio antidoping. La seconda prova portata dalle ricerche di Burnier è un capolavoro che dà lustro al livello di ricerca elvetico: il professore ha scoperto il modo in cui il il laboratorio moscovita falsificava le provette immettendo sodio e altre sostanze nell’urina. Il risultato finale collimava perfettamente con il passaporto  biologico individuale,  ossia con il livello di eritropoietina e testosterone che ognuno di noi ha in quantitativi diversi. Tutto naturale. Ma a diavolo moscovita, diavolo e mezzo vodese! In conclusione, e per chi non ha seguito da vicino il fenomeno doping negli ultimi 40 anni: non c’è la minima differenza tecnica fra “noi” e “loro”, fra l'”ovest” e l”est” della guerra fredda: da una parte il laboratorio statunitense Balco, e i privati (Fuentes, Laich, Kraajienhof, Ferrari, Conconi ecc) che dopano cani e porci, keniani compresi. Poi c’è l’ex presidente della Federazione di Atletica  Lamine Diack e il capo dell’anti-doping Gabriel Dollé che presentano le provette positive agli atleti e chiedono sino a 200000 dollari per distruggerle; dall’altra parte  lo Stato.

Eticamente però le cose cambiano: perché lo Stato dovrebbe perseguire il privato che non rispetta le leggi. Ma se è lo Stato a infrangere il codice olimpico, non c’è più religione. Quien custodiet ipsos custodeses? La domanda di Giovenale incombe sempre. E’ vero: se il generale romano è in guerra (facciamo contro i Reti, a Savognin) davanti alla stanza della moglie posso mettere un custode, un eunoco, a scanso di tentazioni. Ma se l’eunuco è complice dell’amante e lo fa passare? Il meglio però  viene da noi che stiamo bastonando i russi. Abbiamo codificato un modo semplicissimo per un doping a prova di bomba CHUV-Michel Burnier-Schmid-Oswald. Il certificato medico: lo sapevate che il 70% dei partecipanti ad Atene 2004 e l’87% di Pechino 2008 aveva gravi problemi di respirazione e soffriva pure di asma bronchiale? Ignoranti: gli olimpionici sono sempre fuori ad allenarsi con tutti i tempi, chiaro che devono prendere delle pasticche per poter tirare avanti e scendere in pista…Ma solo se lo dice il medico, chiaro! A proposito: sapete dov’è finito quel Henk Kraajienhof che 40 anni fa faceva circolare “Il manuale degli steroidi anabolizzanti”, capitò alla Juventus, e dopo le denunce di Zeman scappò dal retrobottega? Tenetevi forte: è a due passi dall’uscio di Samuel Schmid, ingaggiato  della numero uno dello sprint svizzero: la bernese Mujinga Kambudj..Attento al pacioso Samuel vecchio Henk: può diventare un segugio!

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