Facebook e i fascisti social

Un’inchiesta de L’Espresso svela il proliferare di pagine e gruppi Facebook in cui si inneggia al fascismo

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Chi non muore si rivede. E dato che le erbacce difficili da estirpare non muoiono mai, era prevedibile che potessero germogliare e rifiorire di nuovo. L’erba gramigna in questione è l’ideologia fascista. Il terreno incriminato, invece, quello dei social network che, tanto quanto il web, si sono rivelati essere fertili campi sconfinati, verdi praterie sulle quali scorrazzare indisturbati si è rivelato essere un gioco da ragazzi. Anche perché rincorrere e domare gli estremismi di ogni forma e colore, in internet – per la natura stessa delle rete – è praticamente impossibile. Figuriamoci poi quando si parla di fascismo, oggi ancor più virulento e in salute che mai.

Ad aver documentato nel dettaglio il fenomeno è una recente inchiesta condotta dal settimanale “L’Espresso” secondo il quale la quantità di simboli e di rimandi a un passato ben lungi dall’essere stato esorcizzato si moltiplicano come le teste di Idra. “A noi”, “Semper Fidelis”, “Fascisti del Terzo Millennio”, “Io non ho tradito”, “Fieri di essere fascisti”, “Rivoluzione fascista” sono solo alcuni dei tanti gruppi che su facebook contano decine di migliaia di iscritti.

Va inoltre annotato come il passaggio dagli “haters”, vale a dire quegli utenti dei social che avvelenano le discussioni con commenti carichi d’odio violento e immotivato, a chi inneggia al fascismo il passo è davvero breve. Ed è proprio fra i cosiddetti “leoni da tastiera”, forti del fatto che in rete sono liberi di spargere disprezzo e insulti con tanta facilità e apparente impunità che gli squadristi social del secondo millennio mettono in atto il loro principale obiettivo: fare proselitismo. Un pericolo del quale non è immune neppure il nostro Cantone. (Leggi http://gas.social/2017/11/una-svastica-per-il-ticino/)

Comunque sia, oltre al ritorno in auge delle idee e ai principi alla base del pensiero portato avanti dagli adoratori del fascio littorio, a inquietare davvero – così come sottolinea la giornalista Arianna Giusti – è la pletora d’insulti con i quali su Facebook ci si trova confrontati. “Dio, patria e famiglia. E poi valanghe di sterco che si riversano sui “negri”, sugli “zingari”, sulle “zecche rosse” e sugli “ebrei maiali”. Odio feroce alimentato da tonnellate di fake news, notizie false proprio come i siti che le ospitano. Saluti romani che partono dalle braccia di chiunque: video amatoriali che immortalano ignari bambini che eseguono inconsapevolmente il saluto fascista sotto la guida di papà e anziani spinti dai nipoti a scimmiottare l’antico gesto che rimanda al ventennio di morte e persecuzione.”

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