“Giusto il prezzo dei farmaci, non dignitose le coperture assicurative”

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di due nostri lettori riguardo il nostro articolo di qualche giorno fa circa l’alto costo di un farmaco contro la leucemia prodotto da Novartis. Alleghiamo, di seguito, anche la risposta dell’articolista.

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera di due nostri lettori riguardo il nostro articolo di qualche giorno fa circa l’alto costo di un farmaco contro la leucemia prodotto da Novartis (leggi qui). Alleghiamo, di seguito, anche la risposta dell’articolista.

Stimati redattori del GAS,
vi scriviamo questo breve pezzo perché in onore del vostro nome originale (Gente che accende la società) ci sentiamo particolarmente accesi e in vena di fare alcune doverose constatazioni.
L’articolo pubblicato a proposito delle azioni di Novartis, redatto da Fabio Amorth in data 12 dicembre, ci è sembrato piuttosto un manifesto politico/ideologico che un articolo informativo su politica e scelte di una grande industria farmaceutica. Se sulla parte dell’inchiesta di aggiotaggio c’è poco da discutere, sulla parte del farmaco da “mezzo milione” ci sono alcune considerazioni che il vostro articolista ha tralasciato. A questo vorremmo porre rimedio.
Inizialmente vorremmo farvi notare che non è particolarmente coerente citare il dottor Burioni (Leggi qui) quando poi si passa dalla parte di chi divulga senza sapere. È vero, non conosciamo la formazione del signor Amorth, ma supponiamo che non sia stata nell’ambito della ricerca biochimica/farmaceutica, altrimenti sarebbe meno impegnato a parlare (anche molto bene) di politica ticinese, politica federale, politica migratoria, eccetera.
Detto questo, passiamo alla parte concreta: il Kymriah (o tisagenleucel), il farmaco per la cura della leucemia di Novartis, approvato dal FDA lo scorso agosto (https://www.aboutpharma.com/ blog/2017/08/30/approvata- prima-terapia-genica-usa/), ha effettivamente un costo di mercato di 475mila franchi (http://www.repubblica.it/ economia/2017/12/13/news/il_ farmaco_anti-leucemia_costa_ 400mila_euro_ma_per_novartis_ non_e_troppo-183779608/), tuttavia è la prima terapia genica funzionante per curare la leucemia almeno in soggetti giovani.
Sappiamo che può non essere divertente raccontare al lettore medio cosa significa terapia genica, però purtroppo non si tratta di un dettaglio trascurabile. La terapia genica, come si può intuire dall’articolo di Aboutpharma richiede tempo, risorse e competenze, o in un’altra lingua: soldi. Magari per diversa gente risulta scontato o addirittura banale, ma estrarre il materiale genetico da un linfocita T (o da tanti linfociti T) non è proprio un lavoro che può fare un’infermiera/infermiere o laboratorista qualsiasi. Tagliare dei filamenti di DNA ed innestarvi un nuovo gene per poi “rimontare” tutto non è del semplice bricolage che può essere delegato, ci vogliono persone formate e, ci permettiamo di dire, costose. Come pagarle? Con la gratitudine dei malati guariti? Con una bella pacca sulla spalla? Con un viaggio nella Terra di Mezzo? Non prendiamoci in giro, la nostra struttura socio-economica non permette nulla di tutto questo.
La vera indagine giornalistica va quindi fatta sul margine dei guadagni generati da questo farmaco che Novartis decide di non reinvestire nella ricerca. Questo non significa solamente ricordare il paternalistico “il lupo perde il pelo ma non il vizio” senza uno straccio di dato concreto se non un prezzo un po’ campato per aria. Perché non è stata nemmeno accennata l’efficacia del farmaco? Si parla del 83%: 52 persone su 63 hanno riacquistato la possibilità di vivere o almeno di combattere per la vita, cosa che invece la leucemia non lascia. (https://scienze.fanpage.it/ leucemia-farmaco-funziona-ma- e-solo-per-ricchi-400-mila- euro-per-il-kymriah-di- novartis-e-polemica/)
È indubbio che il costo sia alto, secondo quanto detto da Cavalli nell’articolo allegato di Repubblica sarà ancora più alto (il triplo addirittura) ed è indubbio che le grosse multinazionali del farmaco si fanno pochissimi scrupoli sull’accessibilità e sui metodi di distribuzione dei loro prodotti, tuttavia non si può divulgare un notizia così intrinsecamente carica di concetti scientifici riducendola ad un semplice “ci fregano di nuovo, infami” (tralasciamo inoltre ogni tipo di considerazione riguardante i commenti di alcuni lettori degni del “miglior” Mattinonline).
Tutto questo per dirvi che il farmaco è costoso e, seppur con un prezzo gonfiato da chi lo vende, per ora è giusto che lo sia; non è una scoperta per caso come quella di Fleming, non si trova sugli alberi, non lo producono le api quando i prati verdi del canton Appenzello sono colorati da mille e più fiori, no. Il Kymriah è il frutto di anni di ricerche e studi nell’ambito della biologia molecolare  e delle tecniche del DNA ricombinante. Inoltre ogni trattamento richiede competenze che non sono equiparabili a quelle della nostra epiglottide quando ci permette di ingoiare la famosa soluzione di Alka-Seltzer.
Non sono né il farmaco né il suo prezzo ad essere sbagliati. È sbagliato che in Svizzera si stia perdendo uno dei nostri più grandi fiori all’occhiello: la copertura delle casse malati a prezzi dignitosi, con servizi dignitosi e che, sì, permettano pure ad una persona malata di leucemia di tornare a vedere un futuro accedendo ad un farmaco da mezzo milione di franchi.
Indubbiamente i costi della salute aprono un discorso così vasto che non ci sentiamo di affrontare qui, ma rimaniamo volentieri aperti al dialogo.
Ringraziandovi per il tempo concessoci e sperando di aver mostrato come la precisione scientifica non possa sempre essere trascurata, porgiamo i nostri più distinti saluti.

Arianna Pereira – Studentessa bachelor in biochimica e neuroscience, UNIFR
Emile Garbani Nerini – Stundente bachelor ingegneria meccanica, EPFL

Sulla teoria genica: https://it.wikipedia.org/wiki/Terapia_genica

La risposta dell’autore:

Gentili Arianna ed Emile,

GAS Social è nato con il proposito di dare ai nostri lettori una bussola, una mappa con la quale potersi muovere nella selva mediatica che ogni giorno ci sommerge d’informazioni e di notizie senza fornirci quasi mai gli strumenti necessari a orientarsi e, cosa ancor più importante, a poter costruire un mosaico che dia un senso d’insieme rispetto a quanto ci sta succedendo intorno. Ovviamente, non abbiamo la verità in tasca e una componente fondamentale nel nostro impegno in questa direzione, è prendere atto del dibattito che certe nostre idee o prese di posizione possono suscitare in voi lettori. Anche quando, noi e voi, si è su posizioni e opinioni non per forza vicine come nel caso del mio contributo sulla politica e sulle scelte operate dalle multinazionali farmaceutiche riguardo ai costi dei farmaci e delle strategie aziendali portate avanti con una logica di profitto moralmente discutibile.

L’unico appunto che mi permetto di fare alle vostre ragionevoli e dettagliate osservazioni è che, avendo studiato Scienze biologiche, e nutrito per un certo periodo della mia vita il desiderio di diventare un ricercatore, so perfettamente quali siano l’importanza della ricerca scientifica e l’impegno necessario (anche finanziario) per giungere a dei risultati, tanto più in ambito medico i cui benefici per la collettività sono indubbi. Peccato però che, come dimostra il caso italiano legato ad Avastin, a guidare le multinazionali che operano nel settore ci siano talvolta logiche egoistiche e meri tornaconti aziendali. Tutto questo è ancor più grave e pericoloso quando accade in un ambito sensibile com’è quello della sanità e della ricerca medica. Capisco che non tutti possano essere dei filantropi alla Sabin, lo scopritore del vaccino antipoliomielite, che non brevettò mai la sua scoperta rinunciando allo sfruttamento commerciale del suo lavoro di ricerca, ma questo non significa che l’opposto sia sempre accettabile.   

Fabio Amorth

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