Il Gigante Giallo colto in fallo

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La Posta Svizzera multata dalla Comco per 23 milioni di franchi per abuso di posizione dominante

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Malgrado in questi giorni, proprio in queste ore, Babbo Natale sia subissato dalle richieste giuntegli da ogni dove via posta, per quest’ultima, per la Posta svizzera, non è affatto un bel momento. Di sicuro non uno di quelli da incorniciare e tenere in bella vista sul comodino. E neppure dei più adatti per brindare a panettone e champagne.

Sotto l’albero, quest’anno, oltre ai soliti regali, c’è anche l’inaspettato pacco recapitato al gigante giallo poco prima di Natale dalla Commissione della Concorrenza (COMCO) per via di una faccenda poco chiara legata all’inoltro di grandi quantità di lettere, con un peso rigorosamente superiore ai 50 grammi, per conto di alcuni clienti commerciali. In pratica, stando a quanto sostiene COMCO, si sarebbe trattato di un abuso di posizione dominate per il quale la Posta dovrà ora sborsare quasi 23 milioni di franchi. O forse, al momento, sarebbe più corretto usare il condizionale “dovrebbe” dato che, come da copione, i vertici dell’azienda di proprietà della Confederazione hanno rispedito al mittente le accuse affidando la decisione finale al Tribunale Amministrativo Federale.

Ma poco importa, perché lo smacco è di quelli che fanno rosicare e non poco. Dalle indagini condotte dall’ente di controllo sarebbe emerso che in un periodo compreso tra il 2009 e il 2014, avendo adottando “un sistema di prezzi non trasparente”, la Posta se ne sia bellamente infischiata delle regole. A discapito di Quickmail, suo diretto concorrente. Con tariffe tarate più sul metro della simpatia e del favore personale più che su quello dell’equità. Una disparità di trattamento che non si spiega soprattutto nel caso di clienti ai quali è stato offerto lo stesso identico servizio. Evidentemente non è Natale mica per tutti.

“La Posta crede fermamente di aver sempre agito in modo legittimo nei confronti dei clienti e del mercato” hanno dichiarato dall’ex regia federale. Ma che ultimamente si sia data delle arie da sgallettata che un tempo mai si sarebbe sognata di avere è un fatto. Passando dalla vendita dei francobolli alle caramelle gommose si sono fatti sempre più frequenti pure i tagli al personale accompagnati alla chiusura di tutti quegli uffici postali periferici e poco redditizi.

Un atteggiamento un po’ troppo disinvolto che le viene ormai rimproverato da più parti, perfino da Palazzo Federale dove non poche sono le voci contrariate per l’andazzo preso da quella che un tempo sembrava essere una suora e che oggi, invece, ricorda più una signorina di facili costumi. Pronta anche a qualche marchetta poco trasparente pur di poter sfoggiare al veglione di fine anno una preziosa e sbrilluccicante collana di perle. “Mala tempora currunt” dicevano i latini. Ora, che sia davvero così, anche per la Posta, un’istituzione fino all’altro ieri ritenuta sacra e intoccabile, lo scopriremo solo vivendo. Certo è però che mai prima d’ora la Commissione della Concorrenza s’era dovuta occupare delle sue marachelle.

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