Il Monopoly era di sinistra

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Il celeberrimo gioco di società all’inizio era concepito per dimostrare l’ingiustizia del sistema monopolistico.

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Tutti noi abbiamo giocato a Monopoly. Nei pomeriggi uggiosi d’autunno, nelle serate d’inverno con fuori la neve, e ci siamo fatti allegramente a pezzi, odiandoci come in pochi giochi può accadere. Perché Monopoly incarna effettivamente il concetto di libero mercato: crudele, privo di umanità e volto unicamente al profitto senza pietà per nessuno.

Pochi sanno però che Monopoly fu brevettato da una donna che odiava profondamente questa ideologia. Oggi la povera Elizabeth Magie andrebbe in prigione senza passare dal Via se vedesse come hanno ridotto un gioco che nei suoi intenti aveva tutto un altro scopo. Nata nel 1860 e figlia di un politico antimonopolista (un sinistro dell’epoca, potremmo dire) Elizabeth intraprende tutte le battaglie del suo secolo per far evolvere la donna e la società. Oltre alle lotte per l’emancipazione femminile, Elizabeth decise di criticare il sistema monopolistico capitalista con un gioco, ispirato da un libro regalatole dal padre James. Tra le pagine del classico di Henry George “Progresso e Povertà” ella trovò la sua convinzione nel principio che il diritto di un uomo di sfruttare la terra è pari al suo diritto a respirare aria: un diritto proclamato dall’esistenza stessa.

Così, nel 1904, Elizabeth brevettò il suo gioco, con due regolamenti diversi. Nel primo, chiamato “prosperità”, all’acquisto di un terreno tutti i giocatori guadagnavano qualcosa, per riflettere l’idea della tassa sul valore della terra. Risultato? Tutti finivano per vincere, in quanto persino i giocatori più poveri arrivavano facilmente a raddoppiare la loro ricchezza iniziale. Al contrario, sotto il regolamento “monopolio”, l’obiettivo del gioco è polarizzare su di sé la ricchezza basandosi su colpi di fortuna e di sfortuna avversa con affitti volutamente da capogiro e tasse random, poco utili e per nulla eque.

Questo regolamento sarebbe dovuto servire a mostrare proprio l’ingiustizia del sistema monopolistico. Secondo Elizabeth, giocare entrambe le modalità forniva un modo facile, veloce e divertente per poter comparare le due ideologie economiche. Il gioco divenne popolare tra gli intellettuali di sinistra, finché Parker Brothers non ne acquisì i diritti per poi rilanciarlo con l’unico set di regole che sarebbe interessato al pubblico: quello che celebra la vittoria di uno a scapito degli altri.

Oggi ci viene da dire che a tutti gli effetti Monopoly è un gioco geniale, che, se seguito da una persona colta e in grado di spiegare, come ad esempio un docente di storia, potrebbe diventare utile elemento didattico. Oggi con pochi franchi, si possono riprodurre gigantografie di diversi metri quadrati. Perché non creare dei supermonopoly per le scuole? Perché non giocare con gli allievi spiegando cosa sta succedendo? Molto più utile di mezz’ora di civica alla settimana per capire il mondo e cosa lo muove.

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