No Billag, scommettiamo che…

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Se già si vuole far colpo quando si scommette, meglio andar giù duro, altro che tre canoni (3×365=1095), a meno che quell'”ognuno di noi due” sia riferito a ognuno che vuol fare questa scommessa, che in questo caso varrebbe più dei 5,6 milioni che rappresentano la quota-parte versata dalla SSR al solo Canton Ticino. TeleTicino, rispondendo  all’inchiesta di “EDITO”, dichiara di ricevere 3,5 milioni, il 52% del budget necessario alla sopravvivenza, Fiume Ticino e Radio 3I, 1.1 e 1 milioncino. A domanda: sopravviverete? – la risposta salvo per Fiume Ticino, è “scenario complicato”. Spostandoci nei vicini Grigioni la TV “Südostschewiz” risponde: “scompariamo”. Incassa 4,1 milioni, il 67% del budget necessario. Pure l’equivalente radio, commerciale, ossia  senza vincoli statali in materia di programmi, dichiara alla rivista della media svizzeri che , perdendo  2.6 milioni, perde il 42% del suo fabbisogno, e dovrà chiudere. 

Uno degli aspetti più paradossali di questa vicenda è che la NO BILLAG avrà effetti devastanti sulle 34 emittenti svizzeri radio-televisive regionali e di conseguenza sull’intero sistema che prevede un grande pluralismo di informazione. Siamo partiti dai privati per arrivare alla SSR, ossia al punto, al vero scopo dell’iniziativa, che con diabolica abilità comunica che non vuol abolire il Servizio Pubblico, ma solo ridurlo, anzi migliorarlo, oltretutto facendo risparmiare 365 franchi a ognuno. Ma la maschera è gettata dal co-presidente e ideologo della NO Billag, nonché co-fondatore del “Partito dell’Indipendenza” Silvan Amberg: “oggi non siamo più liberi, ci vien detto cosa dobbiamo fare con il 50% dei nostri soldi. Nella Svizzera che sogno, non ci saranno più sanzioni e imposizioni di Stato se io non mi atterrò alle regole. La gente deciderà  in modo autonomo, per esempio in materia di previdenza sociale”. Incredibile ma vero, il suo partito  vuole abolire l’AVS, e le leggi federali in materia di eredità e persino di registro civile nei matrimoni. Papale papale riconosce che le “Randregionen” (le regioni ai margini, noi, i grigionesi e i romandi!) saranno sotto pressione e che dovranno ridurre l’offerta.

La SSR calcola che con l’accettazione del NO BILLAG  saranno persi 13000 posti di lavoro direttamente o per indotto. Amberg lo ammette, ma aggiunge che “con quello che la  gente risparmia, si potranno creare altri posti di lavoro, forse (bontà sua!) non nell’ambito dei media”. Un grande economista: per esempio un giornalista potrebbe chiedere una concessione per vendere caldarroste. Ma varrebbe per tutti…E’ vero che si può mandare un solo reporter a intervistare un consigliere federale in 3 lingue. Ma qui cade la mula con il suo fardello. Perchè la SSR rappresenta un’idea della Svizzera destinata a sparire, se le cose andranno in un certo modo: 50 anni fa, romandi, ticinesi  e romanci si sono duramente battuti per affrancarsi da Zurigo, dove tutti erano riuniti in locali di fortuna per il TG. E’ vero che la decentralizzazione costa, ma i cosiddetti “marginali” (Amberg dixit) non volevano essere tali; orgogliosamente si battevano per una propria autonomia, e per la propria visione e sensibilità nell’ambito di un Paese esempio per il mondo di tolleranza e coesione fra le varie etnie.

Quante volte mi sono sentito  dire dai colleghi di Basilea e di Zurigo ,Ginevra e Vaud, che noi eravamo vergognosamente privilegiati:  “perché noi che siamo più importanti per la Svizzera non abbiamo la RadioTV cantonale e voi Tessiner-Tessinois ricevete 250 milioni per la RSI? La risposta era: “perchè la Tv non è ticinese, comprende anche le valli grigionesi di lingua italiana, è insomma SVIZZERA di lingua italiana.”. E’ vero, collega (se non si offende…) Cheda: noi siamo privilegiati grazie al sistema svizzero.Infatti noi contribuiamo solo con 45-50 milioni alla RSI; il resto è manna che riceviamo dai balivi (Quadri dixit)di Berna. Se cade, per fare certi mestieri tipici della Tv, i giovani ticinesi dovranno andare a Zurigo o a Ginevra e Roma. Quanto al Parlamento, è vero, in democrazia può fare e disfare come vuole, ed è anche vero, lo dice  il prof. Bertil Cottier, che in teoria si può fare una SSR “light” come la Coca. Ma il professore mette anche in risalto un dato che fa paura: l’informazione data in pasto al miglior offerente, a quello che vincerà l’asta delle frequenze, non dovrà più “contribuire allo sviluppo culturale e alla libera formazione dei cittadini, né avrà l’obbligo di presentare fedelmente i fatti”. Anche in questo caso, è vero, il Parlamento può legiferare, partendo da zero. Ma a questo punto non è meglio lasciare le cose come sono , e semmai apportare qualche correzione?

Infine, alla trovata carnascialesca della TV che disturba il carnevale, alla quale risponde il regista Fabio Calvi con altri in Facebook, rispondo dicendo che nel 1970 andavo ad Ambrì con un solo cameraman e un fonico,ripresa in bianco e nero, lo stesso valeva per le partita di calcio, con l’aggiunta al massimo di una seconda camera dietro la porta, un tempo di qua, uno di la. Non era però facile sapere quale porta la palla entrava, in quale in rigore era in dubbio: molte volte tornavo in Tv senza poter dimostrare nulla: le cose accadevano sempre dalla parte opposta..

Alle Olimpiadi la TSi con 20-25 persone (i fuchi della Lega)  faceva poco meno della RAi con 50. Qualche progresso la piccola RTSI l’ha fatto, riconosciuto dalla stampa italiana, dal  noto organo simpatizzante delle TV di sinistra “Il Giornale” (che ancora conservo) in primis.

In conclusione perché non  rinunciare anche al trasporto privato  e passare a quello pubblico, per fare il pari con l’informazione pubblica che passa ai privati,ai quali interessa (giustamente) il profitto, non la Svizzera, la sua coesione, le sue minoranze? 

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