No Billag, i sindacati dei media in campo per il NO

“200 milioni all’anno persi per la Svizzera italiana, 1500 disoccupati di 42 professioni” sono queste le cifre di quello che, in soldoni, capiterà il 4 marzo se dovessero vincere i sì avallando l’iniziativa NO Billag.

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“200 milioni all’anno persi per la Svizzera italiana, 1500 disoccupati di 42 professioni” sono queste le cifre di quello che, in soldoni, capiterà il 4 marzo se dovessero vincere i sì avallando l’iniziativa NO Billag.

A ribadirlo con fermezza ieri pomeriggio davanti ai cancelli della sede di Comano della RSI, un nutrito drappello di manifestanti (circa 300 persone) riuniti sotto varie sigle sindacali che, in questo modo, hanno voluto sottolineare pubblicamente il loro dissenso nei confronti dell’iniziativa suicida. Uno scenario, quello prospettato dai sindacati intervenuti in favore del servizio pubblico, ancorato alla realtà dei fatti e tutt’altro che catastrofista come invece taluni kamikaze, ancora nelle ultime ore, si ostinano a ripetere (Leggi qui http://gas.social/2017/12/cheda-la-rsi-racconta-frottole/).

Fra le ragioni di chi si dice assolutamente contrario al grounding della radiotelevisione pubblica anche il fatto che, nella Svizzera italiana, “per ogni franco di canone versato ne tornano più di tre”. Mezzi finanziari che consentono alla seconda azienda del Cantone di realizzare quotidianamente un lungo elenco di programmi e di contenuti radiofonici, televisivi e per il web. Una ricchezza e una pluralità, anche dal punto di vista delle collaborazioni portate avanti sul territorio, che con un sì del popolo svizzero verrebbero improvvisamente a mancare, mettendo in seri guai realtà come quella del Locarno Festival ma anche di altri enti culturali che nella RSI hanno un partner ideale dal punto di vista mediatico.

Sebbene il 4 marzo sia ancora di là da venire, come sempre capita prima di ogni battaglia cruciale, tanto più se combattuta sul filo del rasoio (e del singolo voto), va registrato il fatto più che positivo che, ieri, a scendere in campo, a schierarsi unito e compatto, è stato il fronte dei sindacati che rappresentano professionalità e competenze del servizio pubblico

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