Perugini merita la pole position?

La commissione che valuta le candidature a procuratore generale ignora le raccomandazioni per Stauffer date dalla ZHAV di Zurigo e punta su Perugini, nonostante la maggior esperienza di Stauffer nei reati economico-finanziari

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La nomina di un procuratore generale non è una questione meramente amministrativa come molti potrebbero credere. John Noseda, attuale procuratore generale in carica, andrà in pensione, compito del Parlamento è trovare un sostituto. Sembra semplice, ma come al solito, in perfetta salsa ticinese, si sta cucinando il solito piatto pasticciato e dal sapore un po’ amaro. Attore principale della vicenda il procuratore pubblico Antonio Perugini.

Il Parlamento ha dato mandato all’Alta Scuola di Scienze Applicate ZHAV di Zurigo (evviva l’indipendenza per una volta!) di fare degli “esami”, così potremmo chiamarli, ai candidati. I risultati indicano il candidato Emanuele Stauffer come il migliore nelle valutazioni dei test attitudinali. Stauffer è inoltre esperto del ginepraio finanziario, avendo lavorato spesso su inchieste conseguenti appunto a grossi reati finanziari che abbondano dalle nostre parti.

Perugini invece non avrebbe ricevuto nemmeno una valutazione. Sembrerebbe, infatti, che con una certa strafottenza abbia snobbato il test.

Ciononostante, la commissione “esperta” ticinese chiamata a valutare le candidature ha invece, curiosamente, fatto carta straccia di quello che dicono gli zurighesi (cosa vorranno capirne questi confederati) designando Perugini come particolarmente idoneo.

La storia giudiziaria di Perugini è legata soprattutto alla microcriminalità, con una vita passata a occuparsi di reati della circolazione e un momento di gloria mediatica quando divenne il guru della lotta ai canapai. Perugini, oggettivamente, non ha nessuna esperienza in questioni finanziarie, reati che spesso muovono decine di milioni di franchi. In poche parole il Ticino della finanza e dei poteri forti potrebbe, con Perugini, continuare a dormire tra due guanciali.

Ma discutiamo un po’ del personaggio Antonio Perugini. Anni fa il Parlamento votò una legge che sanciva l’unificazione delle procure, con sede unica a Lugano. Perugini, in spregio alla legge sancita dal Parlamento e quindi dal popolo, si rifiutò sempre di lasciare Bellinzona. Con oggettivamente grande arroganza, mantenne un privilegio che è tuttora attuale, Perugini non si trasferì a Lugano e nessuno fece niente per imporgli la decisione di legge.

Per dipingere ancora meglio il personaggio, ricordiamo una questione che ebbe come protagonista l’attuale consigliere di Stato Claudio Zali, allora giudice del tribunale d’appello.

L’allora Procuratore Generale Bruno Balestra apprese da un verbale d’interrogatorio che Zali aveva fornito a un’amica un consiglio legale grazie al quale la signora commise un reato di natura patrimoniale per cui fu condannata. Balestra di conseguenza aprì un’azione penale nei confronti di Zali, accusato di complicità in “appropriazione semplice” (leggi qui).  Zali, astutamente, designò John Noseda come proprio difensore, Noseda che sarebbe diventato procuratore dopo Balestra e che andrà in pensione a breve.

Noseda riuscì abilmente a tirare fuori dai gangheri Balestra, che reagì dando così il pretesto allo stesso Noseda di ricusarlo. Al posto di Balestra arrivò proprio Perugini, che in una settimana non solo mandò assolto Zali ma sparò addirittura addosso al suo capo (Balestra) con parole al limite del decoro, parlando di: “ …un ragionamento contorto ed estraneo all’ambito penale”.

Per finire, ricordiamo che il vero Potere di un procuratore pubblico, e in particolare di un procuratore generale, non sta tanto in quello che fa, ma soprattutto in quello che non fa. Inchieste lasciate strategicamente nei cassetti o neppure avviate, possono cambiare le sorti di un Paese e i destini di molte persone. È ovvio che Stauffer, esperto di reati economici, rischierebbe di essere una spina nel fianco per quella parte di finanza che spesso e volentieri gioca ai confini o oltre della legalità.

Sarà comunque il Parlamento ad avere l’ultima parola e il risultato, nonostante tutto, non è scontato. Ci accorgiamo di nuovo che anche una nomina amministrativa è una questione politica, che deciderà l’orientamento della legge in questo cantone. Il Parlamento è chiamato a decidere se tornare a rompere le scatole a chi i soldi li muove davvero o correre dietro ai ladri di polli.  

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