Robbiani e la scuola politicizzata

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Robbiani definisce politicizzata la scuola di Mendrisio per il sostegno alla difesa del centro giovanile.

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Dunque, addentiamo la “notizia” senza tanti preamboli. Secondo Massimiliano Robbiani, la scuola di Mendrisio sarebbe politicizzata. Perché? Perché appoggia genitori, ragazzi ed educatori nella difesa del centro giovanile della città stessa. Mentre per esempio, Moccetti che per pro saccoccia difende il suo cardiocentro dalla “mano rapace” dell’ente ospedaliero va bene, boh.

Che il Robbiani-pensiero raggiungesse livelli di elementarità da fare concorrenza ai protozoi si sapeva, che le sue interpellanze ed interrogazioni siano utili come un berretto di lana a un pinguino anche. Ciò non ci impedisce di far notare l’inutilità siderale del personaggio. Siamo in democrazia. È un suo diritto sgranocchiarci gli zebedei ed è un nostro diritto ammirarne l’insulsa vacuità e commentarla.

Secondo Robbiani, dunque, difendere una realtà che va a favore dei giovani, rende la scuola “politicizzata”, in particolare:

“…in prima persona ad interagire con il Municipio di Mendrisio, ed in particolare con il Municipale Giorgio Comi, nella consegna delle firme raccolte di questa petizione.”

La scuola di Mendrisio, avrebbe fatto un errore madornale, scrivendo:

“Con piacere constatiamo che più del 70% degli alunni hanno aderito all’iniziativa con la loro firma. Ci auguriamo che la loro voce sia ascoltata e che l’esperienza del Centro possa continuare, come importante tassello della politica della Città.”

Capiamo che per quelli come Robbiani, un’entità pubblica che ha un’opinione è come una spina nel sedere. Quella gente, la casta, i privilegiati, devono tacere. Stare zitti, siamo noi (i Robbiani) quelli unti dal Signore che possono dire le cose.

No, Robbiani, questa è una democrazia, e nei limiti del buon senso, ognuno ha il diritto di dire ciò che pensa, anche la scuola. Anzi, follemente andiamo oltre: anche il postino, o il medico o il ferroviere o il tecnico RSI. Soprattutto se difendono e sostengono la propria realtà o l’utenza che vi fa capo.

Concetti complicati, lo capiamo. Forse li capiscono meglio i ragazzini delle scuole che hanno firmato la petizione.

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