Sex-toys in salsa inglese

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Scandalo in Inghilterra: sottosegretario del governo May inviava l’assistente a comprare sex-toys e la apostrofava con termini sessuali

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Nessuno ha potuto ignorare il polverone riguardante le molestie sessuali degli ultimi mesi. Accuse, controaccuse, delazioni, coming out. Centinaia le persone coinvolte, in numerosi Paesi.

Ogni caso è ovviamente a sé stante, come quello del sottosegretario al commercio di Theresa May, Mark Gernier.

Gernier aveva mandato la sua assistente a comprare dei sexy toys e la apostrofava con un epiteto, che non c’è dato sapere, di natura sessuale. Possiamo immaginarlo senza allontanarci troppo dalla verità, sbizzarrite la fantasia.

Possono sembrare cose di poco conto. Lo sono magari tra amici in un cantiere. Non so se sono l’unico a incazzarsi perché un alto esponente del governo tratta la sua assistente in questo modo. Cerco di immaginarmi Zali o Bertoli che fanno una cosa del genere, ma non ci riesco proprio. Non tanto perché un uomo non ne sia capace, ma per l’idea che chi rappresenta le istituzioni non può comportarsi come un bambino arrapato, o come uno stalker psicotico come nel caso Buttet.

Il mondo è vario e non m’illudo che tutte le persone abbiano il senso dello Stato, quello che dovrebbe essere un automatismo per chi viene eletto, come dovrebbe essere un automatismo per un poliziotto difendere la legge o per un infermiere il dovere di assistenza.

La cosa buffa è che Gernier è riuscito a svicolare e a non dare le dimissioni. Secondo un’inchiesta, se inchiesta ci voleva, non ha violato il codice ministeriale.

Non per fare il bacchettone, ma nonostante tutto dubitiamo ci sia una voce sex-toys nel codice ministeriale. C’è però di sicuro qualcosa che riguarda le umiliazioni e l’imbarazzo che possiamo imporre alle persone.

L’inchiesta ammette (evviva!) che l’assistente ha subito un certo stress, ma questo non mette a rischio la posizione di Gernier.

Insisto, lo Stato, che ci rappresenta, è composto da figure che dovrebbero essere da guida ed esempio. Troppo spesso, soprattutto negli ultimi anni, sembra che una sorta di degrado della civiltà si ripercuota anche su chi la governa, perché non nascondiamoci dietro a un dito, certi pagliacci li eleggiamo noi.

E allora, dovremmo forse essere noi a farci un esame di coscienza, e pretendere qualcosa di più per noi stessi, pretendere impegno per capire, per decidere seriamente chi votare, e non mettere crocette a casaccio perché “quello lì mi è simpatico” o “ lavorava col cugino di mia moglie”.

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