Sta uscendo il peggio, ma anche il meglio

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Normalmente cerco di non farmi coinvolgere nelle polemiche tra fautori dell’iniziativa No Billag e difensori del servizio pubblico. Il mio punto di vista è noto a chiunque, ma cerco di non farmi trascinare in risse su FB.
Ieri però, dopo aver letto l’ennesima sequela di falsità, bugie e cattiverie varie ho deciso di rispondere ad una signora che in tio.ch aveva vomitato tutto il suo livore nei confronti della RSI ed esaltato il giovamento che la società avrebbe nel non più pagare il canone. Naturalmente, da parte sua, non un una parola sulle conseguenze (disoccupazione, meno indotti per l’economia, povertà culturale, …), tanto basta non pagare il canone e del resto chi se ne importa!
Bene, con gentilezza ho risposto ad un suo post, ribattendo punto per punto alle inesattezze da lei scritte. Ripeto, l’ho fatto con pacatezza e senza usare toni duri.
Stamane ho ricercato quel post per scoprire che… era stato cancellato!
Evidentemente discutere in modo costruttivo a certe persone dà fastidio, la verità offende.
Un episodio che (senza voler generalizzare) fa capire in che clima siamo. Al di là della diversità di opinioni, per quanto piccolo è un episodio gravissimo.
Non voglio classificare la comunità in buoni e cattivi, ma con battaglie simili escono il meglio e il peggio di una società. Il meglio è riscoprire un senso civico ed essere uniti per difendere ciò che si ama, ciò che sta a cuore in una democrazia, a prescindere dagli schieramenti politici e dalle ideologie. Il peggio è invece attaccare con rabbia, dando voce soltanto ai “sentito dire” e ai pregiudizi, sbeffeggiando gli avversari e rivelando una totale mancanza di cultura -che alla fine è pure mancanza di amore per la società. Questi sono per esempio gli atteggiamenti dei troll, che hanno per solo scopo quello di ridurre al silenzio chi non pensa come loro.
A volte è dura, ma possiamo solo difenderci argomentando con serenità e con gentilezza. Silenziarci è ciò che vogliono, e questo è un regalo che noi non dobbiamo fare.
 
Michele Realini

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