UDC e costi salute, ridono i polli

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Secondo l’UDC la soluzione contro i costi della salute è metterli a carico dello Stato aumentando la deducibilità. Fa comodo, lo Stato, quando serve, vero?

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Far ridere i polli non è facile, richiede una certa sapienza e anche mestiere. I polli hanno il becco e notoriamente pochissimo senso dell’umorismo, accompagnato sovente da scarsa intelligenza. L’UDC invece riesce benissimo in questo intento di comicità aviaria.

È il pupone presidente Marchesi, che, novello D’Artagnan, lancia la crociatina, sua e dei suoi, contro i costi della salute. Se la prende con i medici? Con i cassamalatari? Con i farmaci e i loro prezzi? Macché.

Come facciamo a diminuire i costi per la gente secondo l’UDC? Con due atti parlamentari, Chiesa e Pinoja propongono la solita ricetta: costa troppo? Aumentiamo la deducibilità, e cioè, chiediamo di nuovo allo Stato di metterci una pezza. Il che andrebbe anche bene se non fosse che l’UDC è il partito in assoluto ad avere più lobbisti collusi coi cassamalatari di tutto l’emiciclo parlamentare. (leggi qui)

Sono, infatti, 35 i parlamentari foraggiati dalle casse malati (vi ricordate Cassis con Carafutura per 180’000 franchi l’anno?) e di questi, appartenenti al 99% ai partiti borghesi, la parte del leone la fa l’UDC, con ben 16 membri.

Sì, avete capito bene, quelli che adesso chiedono allo Stato di pagare di più per chi non ce la fa a sostenere i costi delle casse malati sono gli stessi che con le casse malati ci guadagnano.

La ricetta dei democentristi è chiara. Non si toccano le casse malati, ma si chiede come sempre allo Stato, quello che è continuamente attaccato in chiave liberista, di metterci una pezza. Poi del fatto che lo Stato siamo in realtà noi cittadini che ci paghiamo gli sgravi, chissenefrega. L’importante è fare la bella faccia dando ad intendere che si ha a cuore il bene della gente.

I polli a questo punto ridono anche se hanno il becco.

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