Di videoclip e morale d’Egitto

La cantante egiziana Shima Ahmed condannata ai lavori forzati per un videoclip in cui si passa il rossetto sulle labbra

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In Egitto, passarsi il rossetto sulle labbra, farlo in maniera un po’ troppo ammiccante, può costarvi fino a due anni di lavori forzati. È questa la condanna che sfortunatamente si è vista infliggere la cantante egiziana Shima Ahmed dopo che le autorità del suo Paese l’avevano arrestata per aver strizzato un po’ troppo l’occhio a modelli di seduzione occidentali nel suo ultimo videoclip (https://www.youtube.com/watch?v=S2oAr-nWn-k ). Ma la seduzione non è un gioco, e il prezzo da pagare per una condotta immorale può essere molto, molto caro. Già. Del resto la condizione femminile e i diritti delle donne, in Egitto, sono oggi ai minimi storici. Mutilazioni genitali, delitti d’onore e molestie sessuali restano in cima alla lista delle violenze che Shima e compagne sono spesso e volentieri costrette a subire.

La nazione nordafricana, nel 2013, è stata infatti classificata come il peggior Paese nel mondo arabo per quella che è la condizione della donna. Alla faccia di Cleopatra e Nefertiti, figure simbolo dell’antico Egitto, e di un’epoca nella quale le donne erano considerate al pari degli uomini sia per quanto riguardava lo status sociale che le opportunità giuridiche. Inoltre, dal punto di vista economico, al tempo delle piramidi e dei faraoni, avevano la stessa identica possibilità degli uomini di fare affari e di occuparsi dei commerci proprio come accadde più tardi nell’Impero Romano, specialmente tra le classi inferiori.

Ma quel che era legge l’altro ieri non significa che sia valido ancora oggi. Regole, codici e costumi cambiano. Anche nel magico mondo dei videoclip. Leccare la buccia di una mela, o sbucciare e mangiare una banana sotto lo sguardo attento e divertito di una classe di soli uomini – perché è questo quello che fa la povera Shima  – non può che suscitare in noi grande tenerezza, pensando alle cose che è possibile trovare in rete, dove allusioni e volgarità, vanno ben oltre a un 69 (il numero) disegnato sulla lavagna. Un esempio mirabile, da questo punto di vista, ce lo offrono i “Little Big”, un gruppo di musica da discoteca formatosi a San Pietroburgo nel 2013 e assurto all’onore delle cronache grazie a una canzone dal titolo, per la verità, poco allusivo… “Big Dick” (https://www.youtube.com/results?search_query=my+dick). Un grosso pene che, manco a farlo apposta, troneggia nel videoclip, in una lunga e insistita sequenza di momenti grevi e gag scurrili, andando ben oltre il limite del cattivo gusto. Eppure, a modo suo, divertente proprio per questo. Un videoclip probabilmente da ergastolo stando ai parametri adottati dai giudici egiziani in fatto di morale. Chissà. Per la serie il mondo è bello perché vario… o avariato? A voi la scelta, o in questo caso… l’ardua sentenza.

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