Vuoi che ti racconti la mia storia?

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A Natale non so perché ma mi vengono in mente degli eventi altrimenti dimenticati, mi sono ricordato una vigilia di Natale, tanti anni fa, ero andato a mangiare una pizza in un ristorante della zona, un posto molto triste ma uno dei pochi aperti. Eravamo in 3 o forse 4 i clienti, tutti maschi, tutti soli in un enorme sala e un cameriere ancora più triste e svogliato (comprensibile) Ci siamo osservati timidamente, erano gli anni che infuriava la guerra nei Balcani e credo che quegli uomini venivano da quelle parti, magari avevano lasciato i propri cari indietro e portavano con se il fardello della separazione e l’angoscia della guerra. A volte si spera che i signori della guerra lascino tranquilli le donne, i bambini e gli anziani, dopo tutto sono uomini pure loro. Il fuoco del forno ricordava altri momenti, magari un caminetto con davanti dei regali, magari i sorrisi di bambini e delle persone amate. Insomma, poi questa serata l’avevo chiamato ” pizza in solitudine ” è una ricordo che porta alla consapevolezza di quanto siamo fortunati di essere qui, in questa piccola ma generosa terra. Tempo dopo ricordando quel evento avevo scritto un piccolo testo, avrei potuto scrivere pagine e pagine su ognuno di loro, gli sguardi, loro storie mai raccontate, ecco un momento immaginato con un amico che non ho ancora incontrato o forse si ma non mi sono accorto come tanti altri che abbiamo perso per strada.

……..

Esilio

“Buongiorno” Disse l’uomo.

” Sul mio lungo cammino ho visto tante cose:

Diafani danzatori in bianco e rosso
fuori dai cancelli di ulaanbataar

Un viaggiatore del pianeta Nour, sufi d’argilla
eternamente seduto sul sasso di un deserto

L’infanzia della luce, insofferente ai canti dell’oceano
si spense nello spazio di un giorno

Un fiore infatuato del sole
che visse nella parte più buia di una foresta lontana

Ma ora vuoi che ti racconti la mia storia?

È il ricordo di mia madre
le guance contro il vetro della finestra
l’addio dei suoi occhi

Ora chi l’aiuterà ad accendere il camino o
infilare un filo nella cruna dell’ago? ”

Reza Kathir

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