11000 stop alla politica di Vitta

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Consegnate le firme per il referendum contro gli sgravi fiscali

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Alla fine, sindacati, Sinistra e Verdi ce l’hanno fatta. Ben 11’000 le firme che poco fa sono state consegnate in Governo. Ricordiamo che il quorum necessario per indire il referendum ammontava (come solitamente) a 7’000.

Un forte segnale per il Governo e per le politiche fiscali di Vitta che in fondo, anche se più in sordina, prosegue idealmente quelle della ministra Masoni, che con i suoi sgravi fiscali ha contribuito alle attuali difficoltà dello Stato.

Ricordiamo che gli sgravi fiscali alle aziende di Masoni crearono un ammanco di entrate che superava i 250 milioni. Milioni che tuttora pesano sui bilanci dello Stato. Ci permettiamo di essere noiosi e di ricordare ai cittadini di questo cantone i risultati delle politiche masoniane:

1996: Masoni presenta le 101 misure per il rilancio economico, una serie di ideuzze su quanto siano belle la deregolamentazione, la liberalizzazione, la privatizzazione e quanto vada sfalciato il ruolo regolatore del cattivo Stato;

1997: il governo firma una nuova concessione che Borradori garantisce blindata per l’impianto smaltimento rifiuti con il consorzio Thermoselect/Badenwerk. La maggioranza di governo (Borradori-Buffi-Masoni) si autofrega, cancellando la clausola a tutela del Cantone stesso. Il sistema Thermoselect si rivelerà fallimentare e a pagare saranno i Ticinesi, mentre la Lega si scopre poi pesantemente foraggiata dalla stessa Thermoselect;

1998: Masoni, Carlo Pelanda (assunto da Masoni e pagato 3 milioni di franchi dai contribuenti) e il gruppo coordinato da Franco Ambrosetti, fido di Masoni, presentano il top del liberismo nel “Libro bianco sullo sviluppo economico cantonale nello scenario della globalizzazione”;

2000: Masoni presenta il terzo pacchetto di sgravi fiscali, che farà mancare ulteriori 33 milioni. La ministra socialista Pesenti si dissocia. Il Parlamento lo approverà in dicembre, contraria la Sinistra;

2001: Masoni presenta una nuova base legale per BancaStato, che ne estende il campo d’attività anche a operazioni a rischio. Sappiamo oggi dove siamo finiti. Vengono arrestati il vicepresidente di BancaStato Tuto Rossi (quello che adesso ci dà lezioni su come gestire la cosa pubblica) e il vicedirettore Kurt Betschart per il buco da 22 milioni causato all’istituto di credito con rischiose operazioni sui derivati. Rossi e Betschart saranno condannati nel 2006 a due anni ciascuno, con importanti riduzioni di pena per il ruolo troppo passivo tenuto dai vertici della banca;

2002: il Parlamento approva il quarto pacchetto di sgravi fiscali. Contraria la Sinistra. E via così! Il Ticino è il quarto Cantone con il fisco più leggero dopo i paradisi di Zugo, Svitto e Nidvaldo;

2003: a furia di sgravi, mancano 235 milioni all’anno. Si evidenzia una sostanziale stagnazione delle entrate fiscali a fronte di un’esplosione dei bisogni. Il sistema Masoni fa sì che le aziende si installino in Ticino per fruire degli importanti sgravi e, finito il periodo dei benefici, si dislochino altrove.

Il resto è storia. Anche i liberali, preoccupati, fanno in modo che sia Gabriele Gendotti, altro Consigliere liberale, ad assumersi la direzione della divisione fiscale. Emerge che la mancanza di personale e il notevole aumento delle pratiche hanno fatto perdere milioni all’erario. Masoni non era mai intervenuta per correggere la rotta lasciando che la situazione degenerasse.

Oggi Vitta prosegue su questa strada ed è inuitile dire chi sono gli unici a erigere un baluardo a questo modo vetusto e pericoloso di gestire le entrate del Cantone. 11’000 firme. 11’000 mani alzate a dire basta. Che Vitta ne tenga conto.

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