Alkopharma: non è truffa, è rubare la speranza.

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Solo pene pecuniarie per i dirigenti della casa farmaceutica che hanno venduto farmaci antitumorali scaduti.

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Lo scandalo è servito. Quattro dirigenti di Alkopharma, casa farmaceutica vallesana, sono stati condannati per aver rivenduto, dal 2007 al 2011, farmaci antitumorali scaduti alterandone la data di scadenza. Il caso coinvolge anche il Ticino, in quanto fra gli acquirenti del farmaco c’è l’Istituto Oncologico dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, attualmente è in corso una verifica per accertare se i farmaci, 162 flaconi in tutto, siano stati effettivamente somministrati ai pazienti. I giudici, tuttavia, hanno condannato i dirigenti solo ad una pena pecuniaria, escludendo la messa in pericolo della vita altrui, sostenendo che, se il farmaco ha perso la sua efficacia dopo la scadenza, tale pericolo deriva non da esso, ma dalla malattia che affligge il paziente.

Insomma, una frode come le altre, nulla di scandaloso, è colpa dei pazienti se hanno il cancro. Praticamente non importa a nessuno se i dirigenti, coscientemente e deliberatamente, e con il solo fine di liberarsi di scorte invendute e realizzare un profitto, immettono sul mercato un farmaco inefficace o, nel peggiore dei casi, potenzialmente tossico. Qui non si tratta di essere manettari o giustizialisti. È una questione di buon senso, al di là dei cavilli legali: se alteri la data di scadenza di un farmaco, soprattutto se prescritto per una malattia mortale, non sei un furbetto che vuole fare due soldi in più, sei un criminale. E poco importa se il farmaco è solo inefficace, e non dannoso, a quelle persone, in attesa di una guarigione, è stata data una falsa speranza, e soprattutto è stato rubato qualcosa che non potrà mai essere restituito: il tempo. Giorni di vita che potevano essere vissuti diversamente, utilizzati per un’altra terapia realmente efficace e non buttati via aspettando un miglioramento che non poteva arrivare, perché qualcuno che ha comprato più farmaci di quelli che poteva rivendere ha deciso di voler recuperare la spesa e ha cambiato la scadenza. Quelle persone potevano essere curate, ma questo non è successo, perché il principio attivo del farmaco non funziona. Fa bene il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini, su La Regione, a dichiararsi “allibito”: siamo di fronte a un atto criminale, altro che una semplice frode. E bene ha fatto Swissmedic, l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici, a presentare ricorso.

È l’ennesimo, squallido caso in cui in nome del profitto si passa letteralmente sul corpo delle persone. Questa gente, semplicemente, se la caverà pagando cifre probabilmente irrisorie in confronto ai loro guadagni. Non importa se là fuori ci sono persone che sono state ingannate, depredate del tempo di una vita che rischia di essere tragicamente breve per colpa loro. È così che funziona, per i colossi e le grandi aziende: paghi, pacchetta sulle spalle e via. E le persone, intanto, crepano.

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