Bertoli dovrebbe andare in AI

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“Concordo con Philippe Bouvet, Poi mi chiedo come mai un consigliere di stato ipovedente ha una carica così importante e non sia un caso di AI. Se fosse un cittadino comune di sicuro sarebbe stato messo in AI. E questo non è nepotismo????…”

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Questo il tenore di una risposta al post di Philippe Bouvet, capogruppo leghista nel Consiglio Comunale di Massagno e trombato alle recenti elezioni dove ambiva al ruolo di municipale.

Il Bouvet, approfittando di un caso di maltrattamenti, in cui una maestra a Mendrisio avrebbe legato le gambe a un’allieva, come al solito tira in ballo il bersaglio per eccellenza, Bertoli. Dimenticando volutamente che le scuole elementari (come quella coinvolta) fanno capo al Comune e non al DECS. Ma qual è il post di Bouvet che ovviamente da il via libera ai soliti babbei da tastiera?

“Da quando al DECS vi è l’ipovedente, non passa settimana che vi siano usi impropri ed abusi in seno alla scuola…incompetenza politica e come sempre vengono sminuiti i fatti gravi!! Vergognoso.

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No, rileggete: “…da quando al DECS vi è l’ipovedente”.

Qui non è messo in dubbio tanto il Consigliere di Stato perché politico, quanto la sua qualifica di “ipovedente” che detta così ha un sapore volutamente spregiativo e svilente. E Bouvet lo fa nonostante i suoi precedenti proclami elettorali:

“…Perche non sono voglio essere catalogato come un politico! Non sono una persona di lunghi e noiosi discorsi inutili, ma di fatti concreti, di ricerche di soluzioni ai problemi a favore dei cittadini, e con questo intendo dire di TUTTI i cittadini…”

Evidentemente gli ipovedenti sono cittadini di serie B, o almeno è quello che si percepisce. Bouvet colpisce sfruttando le difficoltà che ha chi soffre di problemi alla vista, insinuando che un ipovedente non sia in grado di fare il suo mestiere. Questa è mentalità da Medioevo. Oggi, fortunatamente, nonostante patologie invalidanti, un uomo come Bertoli può essere Consigliere di Stato e questo è un segnale forte per tutti quelli che hanno momenti di sconforto o pensano di essere messi da parte. TUTTI i cittadini vuol proprio dire tutti, Bouvet.

Abbiamo perciò chiesto un parere a Mario Vicari, presidente di Unitas, l’associazione cappello per ciechi e ipovedenti ticinesi. Vicari ribadisce chiaramente quali sono gli intenti di AI e di Unitas nel reintegro degli ipovedenti nella società lavorativa:

“Tra gli scopi statutari della Unitas, Associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana, vi è quello di “incoraggiare l’integrazione sociale e professionale delle persone cieche e ipovedenti”. Al fine di raggiungere questo obiettivo la Unitas fa capo alle prestazioni dell’Assicurazione Invalidità per permettere l’inclusione scolastica degli allievi con deficit visivo (seguiti, dal 2006, dal Servizio giovani ciechi e ipovedenti)e da sempre si batte per l’inserimento professionale di persone cieche e ipovedenti, inoltrando richieste all’AI affinché siano dotate di adeguati mezzi ausiliari. E ciò in linea con il principio sostenuto dall’AI, in base al quale l’integrazione professionale ha la priorità sulla rendita, che la Unitas condivide pienamente.

Inoltre, fra i suoi programmi per il 2018, la Unitas si prefigge di sviluppare ulteriormente il tema dell’integrazione professionale di ciechi e ipovedenti in età lavorativa, coinvolgendo i suoi servizi, i potenziali interessati e le organizzazioni attive sul territorio a  livello nazionale e cantonale.”

Sarebbe bello se Bouvet si scusasse, non tanto col ministro, che sicuramente ha di meglio da fare che perdersi in queste beghe, ma perlomeno con gli ipovedenti ticinesi, che lottano ogni giorno per ribadire la loro possibilità di essere parte attiva e vivace della nostra società.

A contare, in un posto come Consigliere di Stato, sono l’intelligenza e la competenza, qualità che non paiono appartenere  a queste persone che sono sì, loro, accecate. Ma dall’odio.

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