Finalmente una decisione giusta sulla LIA

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Riceviamo e pubblichiamo: “Giusto sospendere la LIA e l’incasso del rinnovo 2018: ha creato problemi che sono poi aumentati nel tempo. Inoltre ha dimostrato di non servire a nulla, di essere un costo e un peso burocratico”

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Sospendere la LIA e l’incasso del rinnovo 2018 è giusto per molteplici motivi. Uno di questi, poco noto, è che il rinnovo viene richiesto solo a chi ha già pagato per il 2016 e il 2017 mentre a più della metà degli artigiani non è stato ancora fatto pagare nulla. Insomma l’arrogante LIA sollecita chi è in regola mentre a causa delle sue inadempienze non fattura milioni. L’attesa risposta all’interrogazione dell’onorevole Mattei dovrebbe quantificare l’ammontare dell’ammanco. È incomprensibile avere ancora dubbi sull’abrogazione della LIA perché sin da subito ha creato problemi che sono poi aumentati nel tempo. Inoltre ha dimostrato di non servire a nulla, di essere un costo e un peso burocratico, eppure vi è ancora chi ne millanta le qualità senza specificarle e documentarle o raccontando bugie come “… abbiamo scoperto 2500 aziende …“.

Visto e considerato che si è ancora in dubbio sul mantenimento di questa legge nonostante: 1º non è stata voluta dai 4000 artigiani ticinesi assoggettabili ma solo da una parte dei circa 700 iscritti all’UAE, 2º non ha raccolto nemmeno una lode ma è stata fortemente criticata dal Governo del Canton Grigioni, dalle camere di commercio della Svizzera interna e ticinese, dall’Italia e dall’UE, 3º non è stata modificata per farla funzionare (perché impossibile) ma esclusivamente per tenerla in vita, 4º non ha risolto problemi ma ne ha creati: costi, burocrazia, un centinaio di ricorsi, ha fermato artigiani ticinesi (non si vuole dire quanti siano) e ha dato visibilità e garanzie a ditte estere, 5º ha fatto scendere in piazza (cosa mai vista) gli artigiani perché non la vogliono, 6º una persona con il solo passaparola ha raccolto 4602 firme di cittadini (ascoltati solo in campagna elettorale?) che ne chiedono l’abrogazione.

La LIA e le informazioni passate al riguardo hanno dimostrato che i piccoli operatori economici non ricevono ascolto e non hanno voce. Per questo se la LIA non dovesse venir abrogata si lavorerà per organizzare una comunità i cui aderenti dovranno avere un’attività con meno di 10 dipendenti, la cui struttura gestita in modo innovativo comporterà costi irrisori inferiori ai 10 franchi per associato. La comunità in modo semplice (tramite smartphone) prenderà posizione sulle tematiche del lavoro, dando con la sua voce indicazioni di voto a tutela degli interessi della numerosa categoria. Auspico che la LIA venga abrogata al più presto perché la sua inutilità e dannosità sono sotto gli occhi di tutti.

Concludo con le parole del presidente della Cc-Ti Martinetti pronunciate alla novantanovesima assemblea, perché applaudite da tutti. “…Comprendo che ogni tanto sia necessario un atto di forza per smuovere certe dinamiche politiche-partitiche, ma calpestare sistematicamente le regole del diritto svizzero in nome di presunti interessi superiori e vivere di “segnali” da mandare a destra e a manca, stravolge non solo le abitudini elvetiche, ma anche la certezza del nostro diritto, caposaldo di ogni sistema che si vuole funzionante e competitivo e che non può essere preso a schiaffi ogni tre mesi nelle urne o con decisioni avventate di governo e parlamento, magari belle da propagandare ma nella migliore delle ipotesi inutili ai fini della risoluzione dei problemi o addirittura controproducenti nella peggiore delle ipotesi. Ogni riferimento alla Legge sulle imprese artigianali (LIA) non è puramente casuale…”.

Andrea Genola, alias artigiano ticinese qualunque. 20,01,2018

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