I francesi: No Billag, la zappa sui piedi

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La stampa francese e la commissione svizzera dell’UNESCO auspicano la non approvazione dell’iniziativa No Billag per garantire la democrazia e l’indipendenza della radiotelevisione svizzera

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Sono i cugini francesi, dalle colonne del quotidiano Le Monde, a parlare della questione No Billag. Il titolo è già di per se stesso evocativo:

“La democrazia svizzera è alla vigilia del giorno in cui si tirerà la zappa sui piedi”

Eh beh…vive la France, vive la République. È anche logico che i francesi, attaccati ai concetti di democrazia e repubblica, figlie della Rivoluzione, abbiano un occhio vigile sulle potenziali derive di quest’ultima e in Europa.

E si può dire quello che si vuole, ma non di certo che l’iniziativa No Billag migliorerà la democrazia, ce lo insegna la storia (leggi qui).

Le Monde parla degli alti toni che ha, ovviamente, vista la posta in gioco, assunto la campagna:

“…il dibattito in Svizzera è di una radicalità e di una violenza inaudite. I critici della democrazia ricordano che anche Hitler è arrivato al potere tramite le urne, ma nella storia non ci sono esempi di una democrazia che si tira essa stessa la zappa sui piedi. Questo succederà se gli svizzeri approveranno l’iniziativa popolare dal nome barbaro, No Billag, che gli sarà sottoposta il 4 di marzo prossimo.

Di che si tratta? Di cancellare la legge e il principio stesso di un servizio pubblico di radiotelevisione, di proibire la riscossione (Billag è il nome della società  che preleva il canone) e qualsiasi forma di sovvenzionamento governativo del settore audiovisivo.

La Svizzera non ha una lingua nazionale unica, la radio e la televisione svizzere producono le loro emissioni in tedesco a Zurigo, in francese a Ginevra e in italiano a Lugano, lingue allo stesso tempo nazionali e straniere. La prossimità linguistica coi vicini europei…”

Come se non bastasse, mette fuori il naso anche la commissione svizzera dell’UNESCO, che invita a rigettare l’iniziativa dichiarando:

“La Svizzera ha bisogno di un servizio pubblico audiovisivo forte”

L’UNESCO* è lapidaria nel suo appello:

“…Lo scopo principale dell’UNESCO è di ancorare il concetto di pace nello spirito degli uomini. Per fare ciò, si basa sulle scienze, la cultura e la comunicazione. In questo ultimo ambito, l’UNESCO ha sempre sostenuto l’importanza primaria di un servizio pubblico audiovisivo indipendente e pluralista. L’UNESCO crede anche tra le altre cose che il ruolo di diffusione libera, priva di interferenze politiche o pressioni commerciali assunta dal servizio pubblico radiotelevisivo sia di importanza cruciale per far sì che una democrazia sana possa fiorire. La commissione svizzera dell’UNESCO raccomanda, perciò, di seguire le indicazioni del Consiglio Federale e di rigettare l’iniziativa “NO Billag” che rimette in causa i principi di diversità e di solidarietà.”

Che ce lo debbano dire i nostri vicini europei e l’UNESCO che stiamo svendendo la nostra democrazia al mercato delle pulci, democrazia faticosamente costruita in secoli, fa un po’ male. Liberté, egalité, fraternité le vedremo seppellite domani tra un talk show di soubrettine e qualche reality di buzzurri, però potremo serenamente andare a fare pipì ogni venti minuti nei blocchi pubblicitari. Questa è democrazia.

 

*L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura è stata fondata durante la Conferenza dei Ministri Alleati dell’Educazione (CAME) nel 1945, ed è entrata in vigore il 4 novembre 1946, dopo la ratifica da parte di venti Stati.

L’UNESCO è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione per promuovere “il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali” quali sono definite e affermate dalla Carta dei Diritti Fondamentali delle Nazioni Unite

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