La donna più brutta del mondo

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Una cartolina di dubbio gusto riporta a galla una storia di sofferenza e sacrificio di oltre 100 anni fa

Di

Mary Ann Bevan era una donna normale. Nata nel 1874, quando in Inghilterra regnava ancora la regina Vittoria e le guerre indiane imperversavano tra i soldati USA e gli indigeni delle pianure americane.

Mary, infermiera, si sposa a ventinove anni con un fiorista. È il 1903. La Grande Guerra sta costruendo lentamente le sue basi, Giovanni Pascoli scrive la sua cavallina storna e i fratelli Wright depositano il brevetto per quello che sarebbe diventato l’aeroplano.

Fin qui tutto bene e questa storia non avrebbe nemmeno nulla di particolarmente interessante, sennonché a Mary qualcosa comincia a non funzionare.

Le viene diagnosticata l’acromegalia, una malattia che deforma i tratti del volto e del corpo. Mary però non può smettere di lavorare, e continua per mantenere la sua famiglia, cercando di ignorare gli sguardi stupiti e inorriditi delle persone. La sofferenza di Mary la immaginiamo profonda, insinuante, come il cancro della malattia che piano piano la modifica, ricostruisce le sue ossa e i suoi lineamenti.

Ma i soldi sono pochi e Mary, mettendo da parte la poca dignità che le rimane, s’iscrive, sperando di guadagnare qualche soldo a un concorso: la donna più brutta del mondo.

Avete idea, riuscite a immaginare quale sacrificio sia, l’annullarsi totalmente e calpestare i propri sentimenti per dovere?

In questo momento, a più di 100 anni da questa storia vissuta in tempi crudeli, possiamo immaginare la cupa anima di Mary, rischiarata probabilmente solo dall’amore dei figli. Beh, Mary alla fine lo vince quel concorso, e diventa famosa a modo suo. Nel 1914 il marito di Mary, Thomas, muore, lasciandola sola con i figli.

Lei invece muore nel 1933, dopo essere stata per decenni un’attrazione da circo, quando i circhi erano spesso zoo di “mostri”, ricettacoli di povera umanità sfortunata che lì, perlomeno, trovava cibo, alloggio e a volte la solidarietà dei propri simili.

Ma torniamo all’oggi, quello del politically correct e al contempo degli haters sui social. Un’epoca schizofrenica dove alla protezione del più debole fa da contraltare l’imbecillità più spietata. Mary ritorna a noi, col suo viso lungo e deforme, e ci guarda da una cartolina dell’Hallmark, una ditta specializzata in biglietti di auguri. Voleva essere una cartolina divertente, con la dicitura “è la candidata più brutta di un programma per trovare marito.”

Mary, che soffriva un secolo fa, continua a sanguinare oggi in una sciocca cartolina. È un medico tedesco a vederla e a diventare la voce di Mary. Raccontando la sua storia e contestando all’azienda l’utilizzo improprio e crudele di quell’immagine. Le cartoline sono ritirate dal mercato.

Quello che non si potrà mai ritirare è il male, il dolore che noi, spesso anche inconsapevolmente, infliggiamo agli altri. Nell’immagine di quest’articolo potete vederla, Mary. Però non guardatela con gli occhi, guardatela con l’anima. Accarezzate la bellezza del sacrificio puro e spietato che le ha permesso di aiutare i suoi figli. Accarezzate il viso di Mary, appoggiate le mani sulle sue deformità. Chiediamole, chiediamoci scusa, per tutte le volte, tutti noi, in cui siamo stati sciocchi e privi di sensibilità.

 

Sei bella Mary

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