Libera circolazione? Fuffa UDC

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L’UDC fa campagna elettorale per le elezioni federali del 2019 lanciando l’ennesima iniziativa propagandistica sull’immigrazione

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Potrebbe sembrare una presa di posizione scontata e ovvia da parte nostra. Seguiteci però su un ragionamento che fa comprendere la reale portata della “nuova” iniziativa intrapresa dall’UDC a livello nazionale.

L’iniziativa, lanciata pochi giorni fa e denominata “ Per un’immigrazione moderata”, è in realtà una specie di specchietto per allodole. In effetti, la frase iniziale è la stessa della precedente iniziativa UDC e recita al punto 1: “ La Svizzera gestisce autonomamente l’immigrazione”. È esattamente così che iniziava anche il testo dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa. D’altronde i due testi sono molto simili, anche se quello nuovo prevede che in caso i negoziati per adeguare la libera circolazione non diano risultati soddisfacenti, l’accordo dovrebbe essere disdetto.

Il problema qual è? Parlamento e Consiglio Federale ritengono di avere già dato risposta all’iniziativa (quella del 9 febbraio per intenderci) con la preferenza light, che imporrebbe ai datori di lavoro, di notificare i posti vacanti agli URC quanto il tasso di disoccupazione supera una determinata soglia. In pratica considerano che la Svizzera già gestisce autonomamente l’immigrazione con la preferenza light. Il nuovo testo dell’UDC quindi rischia di essere assolutamente inutile.

Perché allora proporre un’iniziativa fotocopia? Semplice, così si può menare il torrone per un anno e mezzo con la raccolta firme e arrivare a cavallo delle elezioni federali del 2019. La stesura dell’iniziativa è volutamente fumosa e lascia ampi spazi di manovra, permettendo così al Parlamento ampio margine di apprezzamento. Poi l’UDC dà la colpa agli altri perché le sue iniziative non vengono applicate quando fa di tutto per far sì che sia difficile applicarle o risultino inutili.

Un’altra prova è il recente licenziamento del segretario dell’UDC lucernese, Richard Koller. La sua colpa? Avere lanciato un’iniziativa simile insieme a un comitato borghese, denominata “ Priorità ai lavoratori indigeni”. Motivazione dell’UDC per la cessazione del rapporto di lavoro con Koller, la presunta similarità delle iniziative che sarebbero entrate in concorrenza. Un po’ debolino se si persegue in fondo (almeno apparentemente) questo scopo, no? Tra l’altro il povero Koller è stato proprio licenziato in tronco.

La realtà è un’altra. Senza entrare nel dettaglio, l’iniziativa promossa da Koller e dal comitato cui aderiva era simile ma molto più circostanziata. In poche parole, era strutturata meglio dell’iniziativa-fumogena-propagandista dei suoi datori di lavoro. L’iniziativa di Koller, infatti, prevede che l’accesso al mercato del lavoro svizzero venga immediatamente bloccato quando il tasso di disoccupazione ILO supera il 3,2% (e lo supera da qualche anno in Svizzera) e per lavoratori esteri s’intende i lavoratori che vengono dall’estero in generale, quindi anche notificati e frontalieri. Sono invece considerati residenti tutti gli altri, senza distinzione di nazionalità. L’UDC invece parla solo genericamente di “gestire autonomamente l’immigrazione” e formalmente non include i notificati, già esclusi dalla precedente iniziativa, e neppure i frontalieri perché non sono considerati immigrati.

L’UDC vende fumo e poco arrosto. Anche perché in realtà il fumo è congeniale e perfetto per le esigenze dei democentristi, che non hanno in realtà nessun interesse a far sì che realmente si faccia qualcosa, infatti bocciano sistematicamente tutte quelle misure accompagnatorie, come salari minimi, controlli degli ispettorati e contratti collettivi che potrebbero da sole arginare non poco, se ben ragionate, il problema.

Tra la raccolta delle firme e l’iter parlamentare prima che questa iniziativa venga votata ci vorranno circa cinque anni, e nel frattempo che si fa?

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