Morto il fondatore di Ikea

Ingvar Kamprad aveva 91 anni. Una vita in perenne ascesa, fatta di luci ma pure di qualche ombra.

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Ingvar Kamprad aveva 91 anni. Ad aver dato la notizia della sua morte è stata la stessa multinazionale da lui fondata durante la Seconda Guerra Mondiale quando aveva appena 17 anni. Un impero costruito su di un’idea tanto semplice quanto geniale, mobili componibili a basso costo che, grazie alla leggendaria brugola in dotazione, ognuno di noi è in grado di montare comodamente a casa propria. Una rivoluzione che ha reso il signor Ikea uno degli uomini più ricchi al mondo. A capo di un’azienda presente in 29 Paesi con 355 negozi e che dà lavoro a 190.000 persone, generando un fatturato annuo di più di 40 miliardi di franchi.

Un’avventura iniziata come nelle migliori fiabe a cinque anni, quando il piccolo Ingvar rivendeva ai vicini di casa fiammiferi sfusi comprati a pacchi a Malmö. Proseguita poi sull’arco di un’intera esistenza, al punto che, nel 2006, in occasione del suo ottantesimo compleanno, se ne uscì con un: “c’è troppo da fare perché abbia tempo per morire”. Una vita in perenne ascesa, fatta di luci ma pure di qualche ombra. Accanto alla genialità e alle grandi capacità imprenditoriali, in gioventù, coltivò anche un’imprudente e inopportuna simpatia per il nazismo. La vicenda venne a galla nel 1994 ma, Kamprad, noto per le sue lettere di scuse ai dipendenti in occasione di un traguardo aziendale fallito o nel caso di un prodotto non all’altezza della reputazione Ikea, se la cavò scrivendone una nella quale diceva: “è stato il più grande errore della mia vita. Lo rimpiango amaramente. Perdonatemi”.  

Leggendaria era anche la sua oculatezza al limite dell’avarizia. Moltissimi gli aneddoti riguardo a quest’aspetto. Indossava abiti semplici e senza pretese. In ufficio ci andava in metropolitana. E per gli altri viaggi si accontentava di farli in classe economica o guidando la sua auto, una Volvo vecchia di quindici anni. Anche i capelli se li faceva tagliare, in casa, dalla moglie. Alla radice di questo suo atteggiamento un inappellabile principio morale: “se pratico il lusso, non posso predicare il risparmio”, amava ripetere. E proprio il motto “tu fai la tua parte, noi facciamo la nostra e insieme risparmiamo” è stato alla base di un marketing che ha marciato di pari passo con i successi commerciali macinati nell’arco di più di settant’anni.

Per eludere il fisco svedese e pagare meno tasse, negli anni Settanta, Paperon de’ Paperoni si era perfino trasferito in Svizzera, a Épalinges nel Canton Vaud, dove ha vissuto fino a pochi anni orsono quando decise di tornarsene in Svezia per trascorrere il resto dei suoi giorni vicino ai familiari. Avaro ma filantropo, dislessico, con una passione inebriante e mai nascosta per la vodka, Ingvar Kamprad amava battezzare ogni suo nuovo prodotto. Con nomi femminili per le camere da letto, maschili per le cucine. Billy, Klippan, Malm, Oumbarlig, Bjorksnas. Nomi di prodotti tutti rintracciabili in un catalogo che vanta la tiratura di più alta al mondo, superiore perfino a quella della Bibbia.

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