Se una notte d’inverno un terrorista

Un’esercitazione svolta fra Ginevra e il Canton Berna svela diverse lacune nel sistema di reazione della Confederazione ad un attentato terroristico

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Non si tratta di un semplice esercizio di fantasia o di un azzardo, quanto piuttosto di un’ipotesi verosimile. Ma come reagirebbe il sistema di difesa della Confederazione in caso di un improvviso attacco terroristico? La risposta, stando a quanto scrivono Tages-Anzeiger e Der Bund, è venuta da un’esercitazione svoltasi fra Ginevra e il Canton Berna dove sono state inscenate tre differenti situazioni di crisi di fronte alle quali le autorità potrebbero trovarsi confrontate e, stando a quanto hanno riferito ai due giornali delle fonti che hanno preferito rimanere anonime, il giudizio complessivo dell’operazione è stato tutt’altro che positivo. Le falle evidenziate nel sistema di difesa sono state, ahimè, più d’una.

Un assalto con tanto di presa d’ostaggi al Palazzo dell’Onu. Un kamikaze in una stazione affollata dai pendolari, sempre a Ginevra, e infine un attacco alla centrale nucleare di Mühleberg che si trova a poco più di una decina di chilometri da Berna. Tre simulazioni d’allarme scattate contemporaneamente ma senza il dispiegamento di comparse, agenti di polizia, pompieri e tutto quel che di solito si vede in giro in questi casi, poiché il test serviva soprattutto a mettere alla prova la reazione e la prontezza del Consiglio Federale, del Canton Ginevra e dei vari dipartimenti e organi di crisi interessati. E per quanto un Cassis sia lesto e abile nel cancellare il suo account Twitter, rifacendosi una verginità che lascia spazio a non poche perplessità riguardo al suo passato e agli scheletri accumulati nell’armadio, meno lo sono stati – nell’insieme – i nostri ministri a far fronte all’emergenza. Un’eventualità che mai vorremmo si verificasse, intendiamoci, ma davanti alla quale ci permettiamo di dubitare che un cocktail d’improvvisazione e azzardo sia davvero la miglior soluzione. Non per chi della precisione, del rigore e dell’efficienza ne ha fatto un vanto nazionale. E, invece, questioni di competenze e di coordinamento hanno dimostrato la debolezza e l’inadeguatezza di un sistema che contempla ben 20 organi di crisi.

Ora bisognerà trarre le doverose conclusioni da quanto è accaduto. Ecco perché il tema “se una notte d’inverno un terrorista…” sarà al centro di un esame di riparazione in programma, per il Governo, ad aprile. Anche se, riguardo all’esercitazione tenutasi sull’arco di trenta ore e iniziata di prima mattina il 16 di novembre, il Consiglio federale, ha fatto buon viso a cattivo gioco. Come da copione. Probabilmente anche per non creare nessun inutile allarmismo. E proprio per questa ragione il vicecancelliere André Simonazzi ha tenuto a precisare che l’esercizio in sé è stato “un vero successo” e che gli obiettivi sono stati centrati in pieno. Certo. “Sono emerse alcune lacune” ma, in fondo, ha spiegato alla stampa il vicecancelliere, il bicchiere – soprattutto per brindare al nuovo anno – è sempre meglio vederlo mezzo pieno!

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