Sbatti la maestra in prima pagina

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Polemiche per la pubblicazione di una notizia su presunte violenze di una maestra. Ma la stampa deve informare, piaccia o meno.

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Che alcuni giornalisti siano o possano dare l’impressione di essere monomaniaci, con la fissa per lo scoop a tutti i costi, può anche essere. Mica stiamo parlando di santi. Soprattutto considerando il fatto che alcuni di loro, nel corso degli anni, si sono perfino guadagnati nomignoli di un certo pregio. Uno su tutti? Il raccattacicche.

E sembrerebbe che proprio il raccattacicche di turno, un epigono in forze a La Regione, abbia dato in pasto ai lettori del quotidiano ticinese la notizia che qualche giorno fa ha provocato un piccolo terremoto nel mondo dell’istruzione ticinese. Alle elementari di Mendrisio, stando a quanto abbiamo potuto leggere, una maestra con più di quarant’anni d’onorato servizio alle spalle avrebbe legato una delle sue allieve alla sedia.

Apriti cielo. Il giornale, ma soprattutto il giornalista, sono finiti nel mirino delle critiche di chi li accusa di non essersi fatti il benché minimo scrupolo nel portare alla luce, in pasto all’opinione pubblica, il fatto. Tanto che il portale Ticinolibero ha raccolto la rabbia e il fastidio di chi quella maestra la conosce bene. Uno sfogo nel quale ci si chiede se in un caso come questo non ci si trovi di fronte a degli sciacalli più che a dei giornalisti. E soprattutto quanto valga la dignità delle persone di fronte allo scoop.

Voglio parlare di come stia finendo l’informazione in Ticino. La Regione ha pubblicato la notizia ancora prima che venissero informati i genitori dei bambini. Un giornale che si permette di buttare una news che riguarda una donna che insegna da quarant’anni, non ha un po’ di dignità della persona? Prima ancora poi che si sappia come sono andate le cose… tutto pur di avere uno scoop, senza verificare cosa è accaduto realmente”. E questa è solo una parte delle lamentele mosse.

Ma davvero sarebbe stato più giusto parlarne solo a indagine conclusa? Perché ignorare i tanti segnali che da più parti ci arrivano riguardo al disagio, alle pressioni alle quali i docenti sono confrontati? Le notizie, anche se sgradevoli, vanno date. A maggior ragione se la questione riguarda un universo sensibile come quello della scuola. Un malessere che è specchio della società nella quale tutti noi viviamo.

Peraltro La Regione si è ben guardata dal fare il nome della maestra. Ed è ovvio che ci dovrà essere un giudizio. Ma questa non è mica una buona ragione per non dire che in una scuola ticinese c’è stato un problema. Se poi i genitori non ne erano al corrente, è un motivo di più per darla. Non certo per crocifiggere chi è indagato o in attesa di giudizio. Sulle ragioni del gesto, che sia vero o magari inventato di sana pianta per screditare la docente, dobbiamo interrogarci tutti, facendo in modo che quel disagio venga tamponato, trovi una soluzione. Per il bene dell’intera comunità.

Il compito e il dovere morale della stampa è quello di raccontare chi e cosa siamo, che ci piaccia o meno. E non di abbellire o smussare. Né di infilare la testa sotto la sabbia facendo finta che non sia successo nulla. La stampa non è la mamma. E nemmeno la maestra. Non deve consolare né insegnare. Ma fotografare la realtà nella quale viviamo. Perché il bisogno di chiarezza riguarda tutti, nessuno escluso.

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