SI al referendum contro gli sgravi di Vitta

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Nonostante il periodo di vacanze intercorso subito dopo la partenza del referendum, Sinistra, Verdi e sindacati sono riusciti senza grossi sforzi a raccogliere le firme per bloccare i 52 milioni di sgravi fiscali che il ministro Vitta aveva proposto.

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Nonostante il periodo di vacanze intercorso subito dopo la partenza del referendum, Sinistra, Verdi e sindacati sono riusciti senza grossi sforzi a raccogliere le firme per bloccare i 52 milioni di sgravi fiscali che il ministro Vitta aveva proposto.

Nonostante il periodo festivo e la conseguente difficoltà nel reprire sottoscrizioni, il risultato è decisamente sopra le righe. Più di 10’000 infatti le firma raccolte, a fronte delle 7’000 necessarie.

Dunque ora il Popolo sarà chiamato a decidere se regalare nuovamente denaro, soprattutto alle grosse aziende o se dare una battuta d’arresto alla politica liberale che si situa nel solco ormai segnato decenni fa da Marina Masoni. Ricordiamo per dovere alcune cose.

Gli sgravi fiscali di Marina Masoni fecero perdere più di 250 milioni al Cantone, milioni che ancora oggi paghiamo. La via degli sgravi continui a ricchi e aziende ha dimostrato negli ultimi decenni i suoi limiti. Gli sgravi non creano posti di lavoro e non aiutano l’insediamento di aziende virtuose, le quali utilizzano altri parametri per insediarsi. Le aziende che maggiormente usufruiscono di questi sgravi sono quelle grosse e a basso valore aggiunto.

Proporre sgravi ai più ricchi con una disoccupazione all’8%, un’assistenza che ormai supera le 8’000 unità  e un tasso di rischio povertà doppio rispetto al resto della Svizzera è uno schiaffo morale alle classi medio basse.

10’000 firme in poco più di un mese, durante le vacanze natalizie sono un segnale forte. E soprattutto sono un plauso all’impegno delle forze che questo risultato lo hanno raggiunto.

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