Svizzera e dintorni

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Non vogliono più che radio e televisione contribuiscano all’istruzione e allo sviluppo culturale, alla libera formazione delle opinioni e all’intrattenimento dei cittadini svizzeri. Non vogliono che vengano più considerate le particolarità del Paese e i bisogni dei Cantoni e che gli avvenimenti siano presentati in modo corretto e riflettano adeguatamente la pluralità delle opinioni. Non vogliono più che l’indipendenza e l’autonomia nella concezione dei programmi della radio e della televisione siano garantite (testo attuale art. 93, Costituzione federale,). No, nulla più di tutto questo.

Vogliono che la Confederazione si limiti a mettere periodicamente all’asta al miglior offerente concessioni per la radio e la televisione, senza sovvenzionare più alcuna emittente radiofonica o televisiva e senza riscuotere canoni e senza gestire lei stessa emittenti radiofoniche e televisive proprie in tempo di pace, solo bollettini ufficiali urgenti (nuovo testo art. 93 dell’iniziativa federale abolizione del canone). Vogliono la fine del servizio pubblico radiotelevisivo.
Loro, che si battono per la civica e la difesa dell’identità elvetica, vogliono liquidare il nostro servizio radiotelevisivo – che ci dicano, se lo sanno, da che parte stanno-, svendendoci (perché è di noi che si tratta) a pochi, grandi gruppi multimediali privati esteri, segnatamente italiani per quanto attiene al mercato ticinese, che gestiranno il flusso informativo e sostituiranno all’offerta culturale svizzera – che non da utili ma costi – un frazionato panorama multimediale italiota.

Qui la posta in gioco è enorme, la votazione fondamentale, c’è sul tavolo un modo di concepire e comprendere la Svizzera, le sue particolarità, il suo patrimonio culturale ed identitario. Con SSR RSI si elimina un collante istituzionale e socioeconomico, che lavora alla formazione di una coscienza e di un’identità (multi)culturale svizzera, con approfondimenti, inchieste, informazione, analisi di problematiche e dinamiche confederate. Ciò che nessuno finanzierà più perché non rende. Siamo attaccati al resto della Svizzera ormai da uno sputo, godiamo del benessere e del beneficio di vivere in Svizzera e di essere svizzeri, pur non perdendo l’occasione, ad ogni votazione, di votare il contrario del resto dei confederati. Se anche sparisse l’unica finestra aperta al nord delle Alpi, dalla quale oltretutto entra ossigeno oltre che centinaia di milioni, tanto vale mettere subito le chiavi sotto lo zerbino e consegnarci al destino.

Questo è il punto nodale, di cui poco si parla e si scrive. Il resto é corollario;  la SSR RSI certo è obesa (ma gli esuberi della RSI sono pagati dai cittadini svizzeri, fossero a piedi li pagherebbero solo i ticinesi), forse è bulimica (trattasi di razionalizzare un’offerta su mercati costantemente in evoluzione), opinabile in termini di oggettività (a me interessano giornalisti equilibrati, cauti, aperti ed intelligenti, a prescindere dal personale orientamento politico, diversamente significa lottizzare la radiotelevisione in funzione degli esiti delle urne, a scapito della qualità e proprio dell’oggettività), ma tutto ciò è più facilmente risolvibile rispetto ad una deriva culturale ed istituzionale, di cui il nostro Cantone già soffre cronicamente, senza che sia necessario acuirla votando a favore di un’iniziativa dissennata.

Emanuele Verda

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