Testimoni di Geova, l’Olocausto dimenticato

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I Testimoni di Geova subirono la barbarie dei campi di concentramento rifiutandosi di abiurare la loro fede. Furono l’unico gruppo religioso a subire le persecuzioni del regime

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In questa Giornata della Memoria, che si ripete ogni 27 gennaio, faccio un esercizio strano e controcorrente. Non parlerò di ebrei, semplicemente perché è giusto che questo giorno serva anche a chi, nel silenzio della Storia, ha pagato un prezzo altrettanto alto.

Anzi, vado addirittura controcorrente, per raccontare la storia di un gruppo perseguitato di cui quasi noi tutti ignoriamo l’epopea. Un gruppo scomodo e anche vilipeso in un certo modo. No, non parlo dei Rom, che pure hanno pagato con centinaia di migliaia di vite.

Penso a un gruppo che tra pochi, e pochi lo sanno, ha avuto il coraggio, nonostante le persecuzioni, di denunciare il regime nazista già dagli albori dell’orrore che sarebbe poi rovinato su dieci milioni di persone.

I Testimoni di Geova a volte sono fastidiosi. Non capiamo la loro fede e la loro passione per il proselitismo ce li rende a volte invisi. Però rispettateli, perché la loro fede li ha resi tra i pochi, che nella Germania di Hitler, alzarono la loro voce e denunciarono il regime.

Furono tra i primi a essere internati, perché spine nel fianco del nazismo, insieme ai comunisti, agli omosessuali, ai socialdemocratici. Bibelforscher, erano chiamati in quegli anni, studiosi biblici. Quando nel 1933 Hitler assunse il potere, erano circa 25’000 in Germania i Testimoni di Geova.

Quel triste primato li rese testimoni di prima mano e vittime della barbarie nazista ai suoi albori. Con la loro rivista “L’età d’oro”, coraggiosamente denunciarono i nazisti già nel ’33, riportando la testimonianza del giornalista Frederik Birkall che sulla “rivoluzione nazista” scriveva:

“…E’ stata realizzata a prezzo di indicibili difficoltà e sofferenze, come possono attestare le migliaia di cittadini onesti e patriottici che sono stati privati della casa e dell’impiego, le migliaia di oppositori politici che sono ora rinchiusi dietro il filo spinato dei campi di concentramento e condannati ai lavori forzati a motivo della loro opposizione, e le poche migliaia di persone autoesiliatesi per sfuggire ai terrori del nuovo regime”

I Testimoni di Geova furono i primi a denunciare l’uso di gas a Dachau. Fu anche Franz Zürcher, un Testimone di Geova svizzero a denunciare e a raccogliere le storie dei confratelli perseguitati, il che mosse a pietà addirittura Thomas Mann, il premio Nobel nel 1929 per la letteratura. Mann scrisse a Zürcher:

“Ho letto il vostro libro e la sua terribile documentazione con viva emozione. Non posso descrivere il sentimento misto di orrore e ribrezzo che ho provato… Rimanere in silenzio servirebbe solo all’indifferenza morale del mondo… Avete fatto il vostro dovere pubblicando questo libro e portando alla luce questi fatti“.

Erano pericolosi,  anche se erano pochi. Erano internazionalisti e molto legati tra di loro a prescindere dalla nazionalità. Erano antirazzisti e neutrali nel confronti dello Stato. Non facevano il saluto nazista, erano antimilitaristi, non si iscrivevano al partito.

Il piccolo olocausto dei Testimoni di Geova, un’inezia in confronto a quello Ebraico, ha però dalla sua la coerenza della resistenza passiva e la denuncia, elementi rari nella Germania di quegli anni. Morirono in 5000 nei campi. Torturati, decapitati o fucilati. Centinaia di bambini furono strappati ai genitori e adottati da coppie naziste.

Il triangolo viola era il loro simbolo nei campi. Unico gruppo religioso a subire le persecuzioni del regime. I triangoli viola avrebbero potuto abiurare e salvarsi. Migliaia di loro, cocciuti come sappiamo, non lo fecero e andarono a morire per la lore fede. Per questo, perlomeno, dobbiamo loro rispetto. E la prossima volta che vengono a bussare alla vostra porta, anche se non siete d’accordo come me, siate perlomenio gentili. E ricordate il cammino verso la morte dei triangoli viola.  

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