Caso rimborsi: primo, non incrinare la fiducia nelle istituzioni

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La questione dei rimborsi e degli emolumenti percepiti dai Consiglieri di Stato senza base legale è prima di tutto una questione di fiducia nelle istituzioni, che va preservata. A qualunque costo.

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Piove, Governo Ladro. Così recita un vecchio detto italico. Ora, se per la situazione meteo si può appurare se sia vero o no affacciandosi fuori dalla finestra, definire Manolesta i nostri Consiglieri di Stato potrebbe risultare oltremodo ingeneroso. Eppure, il caso dei rimborsi e degli emolumenti non dovuti ai membri del Governo ticinese rischia di riportare in auge il suddetto adagio. Se, come accertato dal procuratore Noseda, non c’è stato nessun fatto di rilevanza penale, è pur vero che l’immagine di un Governo che si mette in tasca dei soldi (tanti soldi), fra rimborsi forfettari, “regali” e mensilità aggiuntive senza alcuna base legale e senza autorizzazione che giustifichi ciò, come mera prassi, sicuramente non è positiva. E non lo è, soprattutto, in quanto viene a incrinare ulteriormente quel rapporto di fiducia verso le istituzioni che è già ampiamente messo in discussione dal dilagare dell’antipolitica e di una sostanziale, atavica diffidenza nei confronti di chi ricopre ruoli di governo.

E forse, a questo punto, suona quanto meno poco opportuno, da parte del Consiglio di Stato, dire che “stiamo provvedendo, ma intanto tutto continuerà come prima”. E lo è nel momento in cui serpeggia un certo diffuso mal di pancia, dal PPD e PS che chiedono una sospensione del pagamento dei forfait senza autorizzazione dell’Ufficio di Presidenza, a Matteo Pronzini dell’MPS che chiede esplicitamente la restituzione di tali somme percepite senza base legale ma a seguito di una prassi.

Che ci sia stato qualcosa che non ha funzionato nell’ingranaggio è chiaro, perché appare comunque improbabile pensare ai cinque Consiglieri di Stato come una nuova Banda Bassotti che si riempie le tasche del denaro del pubblico Zio Paperone. Qualcuno ha sicuramente detto che si poteva fare, e le responsabilità, politiche e amministrative, saranno accertate dalla Commissione della Gestione e dall’eventuale Commissione parlamentare d’Inchiesta. Resta solo da capire e da chiedersi se, al di là della regolarizzazione per l’avvenire, sia, se non lecito, quanto meno opportuno che i membri del Governo trattengano grandi somme di denaro pubblico incassate per una mera prassi, considerando quasi retroattiva ogni norma futura, o se invece non sia il caso, come chiede espressamente Pronzini, che essi restituiscano le somme indebitamente percepite. Ed in merito, anche riguardo le responsabilità, Manuele Bertoli è stato alquanto chiaro, ieri al Quotidiano:

Del resto nemmeno l’ufficio presidenziale del Gran Consiglio, che nel 2005 ha votato una base legale ha mai verificato se poi quella base legale venisse applicata, doveva arrivargli un elenco spese una proposta di forfait, non è mai arrivato e nemmeno l’ufficio presidenziale se ne è accorto dal 2005 a oggi.”

“Io parlo per me perché in governo ognuno ha le sue personali responsabilità. Io il rimborso l’ho già fatto, almeno per l’80%, 90% sto restituendo tutto com’è giusto personalmente che trovi, anche se la legge mi permette di tenere una serie di gettoni di presenza, gettoni che ho perché esercito dei mandati che mi competono per legge, per cui questa cosa per quanto mi riguarda, ma sono sicuro anche per i colleghi, in larghissima parte è già fatta”

Rimane una questione da chiarire al più presto, sia per questioni di legalità e trasparenza, sia perché, oltre che diverse migliaia di franchi, è in ballo la fiducia dei cittadini verso le istituzioni.

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