Il cristianesimo à la carte di Matteo Salvini

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Matteo Salvini giura sul Vangelo: è l’ennesimo utilizzo strumentale della religione a scopo discriminatorio.

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Sabato 24 febbraio in piazza Duomo a Milano si è assistito a qualcosa che di rado accade alle nostre latitudini: un aspirante candidato alla presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana ha giurato fedeltà al popolo sul Vangelo.

Prassi negli Stati Uniti, ma anomalo in un Paese seppure cattolico come l’Italia, tuttavia è quello che è successo durante il comizio pre-elettorale della Lega “Prima gli Italiani”. Protagonista il segretario Matteo Salvini, che ha dichiarato alla folla che lo acclamava: “mi impegno e giuro di essere fedele al mio popolo, ai 60 milioni di italiani e di farlo rispettando gli insegnamenti contenuti nella Costituzione e nel sacro Vangelo.”

Ne è passato di tempo da quando Umberto Bossi e i suoi seguaci si recavano in pellegrinaggio alla sorgente del Po a riempire un’ampolla con la “sacra” acqua del fiume che dà il nome alla loro Padania.

Oggi Salvini ha abbandonato quei rituali vagamente pagani e ha abbracciato un cristianesimo sui generis non sua esclusiva prerogativa, ma di tutti i leader di area conservatrice e di centro destra europei. Sempre più spesso, infatti, essi brandiscono un cristianesimo “à la carte” usato a piacimento come scusa per rimarcare un identitarismo occidentale che mal cela una profonda intolleranza nei confronti di stranieri e musulmani.

La loro lotta al multiculturalismo si basa sulla difesa delle origini giudaico-cristiane dell’Europa, non intese come credo religioso né come cultura, ma come una appartenenza elitaria ad una “categoria” che ci rende migliori degli altri. La religione viene usata come spartiacque, come muro invisibile che ghettizza “noi” e “loro”. Il cristianesimo viene così strumentalizzato e svuotato del suo originario significato, nonché utilizzato in maniera offensiva nei confronti di chi credente lo è davvero.

Se Salvini e i suoi omologhi europei avessero infatti letto con attenzione il Vangelo saprebbero che il cristianesimo è accoglienza, inclusione e tolleranza.

Qualche tempo fa Salvini, in merito ai migranti aveva dichiarato “bisogna salvare chiunque in mezzo al mare, ma poi riportarlo indietro. Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato”. Il leader della Lega dimentica le parole di Cristo che Matteo (l’evangelista) riporta:

“ Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere;  ero forestiero e  mi avete ospitato, nudo e non avete vestito, malato e in carcere e  mi avete visitato.”

Salvini ha dimenticato di consultare le Sacre Scritture anche prima di dichiarare che avrebbe voluto una “pulizia etnica controllata e finanziata”. Se lo avesse fatto, avrebbe trovato nel Nuovo Testamento, le parole degli Atti degli Apostoli “E ha fatto da un solo [uomo] ogni nazione degli uomini, perché dimorino sull’intera superficie della terra”,e anche questo (Romani 10:12) “…non c’è distinzione fra giudeo e greco, poiché sopra tutti è lo stesso Signore, che è ricco verso tutti quelli che lo invocano”.

Anche i vari esponenti della coalizione di Salvini necessiterebbero di un ripasso del Vangelo. Nel 2011, a seguito di un incendio scoppiato in un magazzino cinese a Monza, il segretario della Lega Nord di Bovino Masciago Patrizio Ferrabue  si chiese con rammarico: “Ma i cinesi erano dentro??? nooo??? Peccato”. Mauro Aicardi, consigliere comunale di Albenga, dopo una rissa tra i migrati propose la sua ricetta politica contro il degrado urbano: “Ci vogliono i forni…” Mario Borghezio inoltre sembrò approvare la strage di Utoya del 2011, nella quale persero la vita decine di giovani norvegesi innocenti  per mano di un terrorista neonazista :“Molte idee di Breivik sono buone alcune ottime” La Santanché, cimentandosi con la geopolitca, suggeriva:

“Bisogna affondare i barconi. Non ci sono altre soluzioni. Meglio un atto di guerra che perdere la guerra.” 

Infine c’è la gente comune, quella che ogni giorno, ispirandosi ai leader politici di riferimento, riversa odio sulle pagine social, commentando con interventi irripetibili. O i sacerdoti, loro sì veri custodi della parola di Dio, che aprono mense e ristoranti solo per gli italiani in difficoltà e lasciano fuori i migranti. Dimenticando che i poveri sono tutti uguali, italiani o stranieri che siano, e che tutti hanno bisogno di aiuto indistintamente. Sicuramente il Cristo che tanto invocano risponderebbe loro.

«Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».

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