Gli ultimi saranno gli ultimi

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Questo mondo che sta arrivando, che è già arrivato, non crea lavoro ma aumenta le disuguaglianze sempre di più. E chi non sa stare al passo è abbandonato.

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Ieri sera a “60 Minuti”, il magazine di approfondimento diretto da Reto Ceschi, è andato in onda un dibattito dal titolo “Inventarsi un lavoro”.  Convenuti esperti del settore delle start-up, di Economisuisse e sindacali.

L’impressione globale è che, quando si parla di lavoro, solamente i sindacati sanno però esattamente di che si tratta. Si sente parlare di riqualificazione, di start-up, di formazione continua e di soggiorni all’estero per i giovani. Tutte belle cose, che però hanno una pecca grande come una casa: non sono alla portata di almeno 8 ticinesi su 10.

Questa è la realtà. Troppo spesso sentiamo parlare di valore aggiunto, di posti di lavoro pregiati, specialistici e tecnici dimenticando, ahimè, che per la maggior parte della gente queste parole sono prive di senso. Ce ne rendiamo conto leggendo in uno speed date, (finalmente approdato in Ticino!) in cui datori di lavoro possono dialogare per dieci minuti con potenziali candidati a rotazione. Posti d’impiegato d’ufficio? Di venditori? Di operai metalmeccanici?

No, lo speed date di Lugano è per candidati specializzati in “information technology”. Non chiedetemi cosa sia, non lo so io e non lo sanno i famosi 8 ticinesi su dieci.

Perché il mondo del lavoro, diciamolo una volta per tutte, non è fatto solo di entusiasti, di performanti, di geni del computer o di esperti in information technology. È fatto di operai, donne delle pulizie, assicuratori, ferrovieri, commesse e infermiere, cuochi e segretarie.

Per loro non c’è lo speed dating e molti di loro non ce la fanno a essere al top e a riaggiornarsi continuamente, soprattutto dopo i 50 anni.

È inutile creare false speranze prevedendo salti futuristici verso una società digitalizzata e super performante. La gente sta rimanendo indietro, sempre di più. I giovani non trovano lavoro, o almeno non lo trovano quelli che non sono capaci di sgomitare o che non hanno un santo in paradiso. Gli over 50 sono morti che camminano. Cercano lavoro sapendo benissimo che su di loro c’è una spada di Damocle pronta a cadere e a portarli nel vortice dell’assistenza.

Questo mondo che sta arrivando, che è già arrivato, non crea lavoro ma aumenta le disuguaglianze sempre di più. E chi non sa stare al passo è abbandonato. Il lavoro è un diritto di tutti, non un privilegio, e quando il giovane Zeno Casella del SISA dice che bisognerebbe cantonalizzare i servizi e nazionalizzare le banche per avvicinarle di più alla gente e alle aziende che producono lavoro, magari fa venire i brividi ai liberisti, ma non ha poi tutti i torti.

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