Grazie, Presidente, di ricordarci chi siamo

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Pertini, oggi, di fronte a Forza Nuova e Casapound ha un valore molto più grande. Ricorda agli italiani, e non solo, che la forza e il buon governo possono e devono essere antifascisti. Pertini insegna, da grande saggio e guerriero, che la coscienza è una cosa importante, e che dobbiamo farci i conti prima o poi

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Sandro Pertini non ha bisogno di presentazioni, o perlomeno non tra coloro che ancora ricordano la sua presidenza alla testa della Repubblica italiana. Dire che il Ticino rimase indifferente al suo carisma sarebbe scorretto. La schiettezza e l’onestà che tutti gli riconoscevano, affascinava anche noi.

In questi giorni, il 24 febbraio per l’esattezza, ricorreva l’anniversario della sua morte, avvenuta 28 anni fa.

Queste righe non sono solo commemorazione, uomini come Sandro Pertini, forgiati dalla sofferenza e dallo spirito indomito,  nascono una volta in ogni secolo. Ed è proprio la deriva fascista di oggi che impone a noi il suo ricordo, che ci rammenta cosa vuole dire essere onesti, severi, umani e antifascisti.

“Perché, mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna – quale smarrimento ti ha sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza? E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso, che tanto andavi orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente così allontanata da me, da non intendere più l’amore, che io sento per la mia idea?”

Questo scrive Pertini alla madre, che aveva chiesto a Mussolini la grazia per il figlio in seguito alla sua incarcerazione. Già nel 1931, Pertini, malato, incatenato e irriducibile, recluso sull’isola di Pianosa, rifiuta la grazia.

23 anni di esilio, di clandestinità, di lotta al Fascismo. Il piccolo e mingherlino Pertini non si arrende mai. Quando nel 1944, condannato a morte nel carcere di Regina Coeli, viene fatto evadere, si rifiuta di andarsene se non vengono liberati tutti i suoi compagni.

“Non volevo avere sulla coscienza tutta quella gente che dopo la nostra fuga sarebbe stata fucilata, il rimorso mi avrebbe tormentato per tutta la vita”

Scrisse anni dopo. Pertini, oggi, di fronte a Forza Nuova e Casapound ha un valore molto più grande. Ricorda agli italiani, e non solo, che la forza e il buon governo possono e devono essere antifascisti. Pertini insegna, da grande saggio e guerriero, che la coscienza è una cosa importante, e che dobbiamo farci i conti prima o poi.

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