La Polonia gioca sporco

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Il Parlamento polacco discute una legge che vieta di parlare delle responsabilità polacche nell’Olocausto.

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Se possiamo spesso non essere d’accordo con certe dichiarazioni israeliane, soprattutto quando trattano di Palestina e se sono veicolate da un oltranzista come il premier Netanyahu, stavolta Israele ha ragione.

Ha ragione a drizzare le antenne in seguito alla recente legge proposta del Parlamento polacco, passata per 53 voti favorevoli, 23 contrari e 2 astenuti, che necessita per la sua ratifica la firma del presidente Andrzej Duda. Firma non scontata dopo le proteste israeliane e USA.

Di che legge parliamo? In parole povere, il Parlamento polacco non rende solo illegale parlare di campi di concentramento polacchi (erano 5 tra cui Auschwitz, Oświęcim in polacco), e qui avrebbe anche ragione, essendo i campi produzione della macchina di sterminio nazista, ma proibisce anche di parlare di qualsiasi complicità polacca nello sterminio o del coinvolgimento di gruppo polacchi nell’Olocausto. La pena che rischia, anche magari un superstite dei campi che ne vuole parlare, arriva fino a 3 anni di prigione.

Se questo non è riscrivere la Storia, poco ci manca. Non solo a Israele è evidente che la Polonia col suo governo di centrodestra nazionalista cerca di eliminare qualsiasi responsabilità storica, e di marcare il territorio dando ai Polacchi l’illusione di una superiorità etnico-politica. Se ne sono accorti non solo gli ebrei ma anche numerosi politici europei.

Immaginatevi se da noi in Svizzera si rischiassero 3 anni di prigione solo per avere parlato degli averi ebraici incamerati durante la guerra dalle banche del nostro Paese. La Polonia si avvia sempre più, e questo è uno dei tanti segnali, in una direzione che di democratico ha ormai solo il nome. Solo l’anno scorso, l’Unione Europea aveva messo sotto accusa il Paese per la sua deriva autoritaria, quando il governo di fatto mise i giudici della Cassazione sotto controllo politico, permettendo al ministro di giustizia di nominare egli stesso i magistrati.  Non solo in Europa, ma in tutto il mondo civile, l’indipendenza della magistratura è uno dei capisaldi di ogni democrazia decente.

Per fare capire il clima in Polonia, basti ricordare a ottobre la preghiera anti-islam alle frontiere che ha coinvolto un milione di cattolicissimi polacchi  (leggi qui) o il recente raduno di novembre in cui i 60’000 fascisti sono convenuti nella capitale Varsavia (leggi qui).

In tutto questo marasma, negare le responsabilità polacche nello sterminio è davvero revisionismo storico. I Trawniki ucraini e polacchi, volontari nei plotoni d’esecuzione e come guardie dei campi e i collaborazionisti che aiutavano le Einsatzgruppen a rastrellare e sterminare gli ebrei non sono un dettaglio della storia. Il professor Efraim Zuroff, direttore del centro Wisenthal scriveva:  “Preferiscono chiamarsi “vittime” e sottolineare la propria sofferenza sotto il regime sovietico, ignorando il fatto che essi stessi hanno sterminato gli ebrei su vasta scala”.

I pogrom sanguinosi attuati per secoli dai polacchi ben prima dell’arrivo dei tedeschi sono una realtà che annovera migliaia di morti. Ma soprattutto, a pesare è il periodo post bellico, dove centinaia di ebrei furono uccisi, anche in pogrom, (come a Kielce, con 40 morti e 80 feriti) attuati soprattutto con lo scopo di conservare le proprietà che i polacchi avevano occupato sottraendole agli ebrei in fuga.

Diciamo che la Polonia, anche se ha sofferto molto in quella guerra e nonostante i più di seimila “giusti” premiati da Israele per avere salvato la vita di ebrei, ha un passato nero e pesante. Negare alla gente di parlarne è uno dei peggiori gesti che la Polonia possa fare a se stessa e all’Europa. Negare la storia fa si che essa si ripeta e la crescita di un Paese, come per una persona, è nell’ammissione e nell’analisi dei propri errori. Oggi invece c’è chi di errori e revisionismo si pasce proprio sapendo qual è la deriva che vuole raggiungere. Un gioco pericoloso che può facilmente sfuggire di mano.

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