Le imperdibili teorie economiche chediane

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Matteo Cheda, al dibattito sulla RSI alla presenza della consigliera federale Doris Leuthard, dei consiglieri agli Stati Fabio Abate e Filippo Lombardi e del granconsigliere Paolo Pamini, ha dato sfoggio di teorie economiche tanto mirabolanti quanto improbabili

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Ieri, grazie al dibattito al Centro Congressi e a Matteo Cheda ho capito che i dipendenti RSI non sono consumatori. Non spendono i soldi dello stipendio, non comprano mai niente. Vivono d’aria, evidentemente. Non si spiega altrimenti quanto il sedicente giornalista ha dichiarato alla sbalordita platea (a proposito: sempre sia lodato lo sconosciuto cittadino che gli ha chiesto se fosse arrivato in astronave).

Dunque: al momento i ticinesi pagano 45 milioni di canone. Questi soldi, insieme ad altri 155 milioni provenienti da oltralpe vanno a RSI, che li spende (direttamente o attraverso i suoi dipendenti) in Ticino. Quindi, seguitemi che non è difficile, con un no a NO Billag sul mercato ticinese continuerebbero a venir immessi 200 milioni, con un SI ne rimarrebbero solo 45.

Ora: la teoria chediana ci spiega che con un sì a No Billag quei 45 milioni resterebbero ai ticinesi che attualmente pagano il canone. E fin qui non fa una piega. Solo che poi il sedicente protettore dei consumatori si lancia in un’affermazione secondo la quale quei 45 milioni (nb: senza i 155, che come detto ovviamente resterebbero oltralpe) verrebbero immessi nel mercato ticinese (prima evidentemente secondo lui si volatilizzavano) e creerebbero millemila posti di lavoro, largamente sufficienti per i futuri disoccupati RSI.

Cheda, ti prego, ripigliati. Guarda che -200 + 45 fa -155, non +45! Ora, premesso che costui insegna giornalismo, (!) e dirige una rivista sui consumi (!!). secondo voi: ci è o ci fa?

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