Quando il Male ti entra dentro

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“Le assaggiatrici”, di Rosella Pastorino: il rapporto fisico speciale con il Male, il Male assoluto del nazismo

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Questa settimana scriviamo di  «Le assaggiatrici», di Rosella Pastorino, edito da Feltrinelli. Un romanzo che si occupa di un argomento assai frequentato, l’atroce mondo dei nazisti, ma lo fa in modalità particolare e con un tema originale: quello del rapporto fisico speciale con il Male, il Male assoluto. Approfondito dal senso di inadeguatezza e di vergogna. Con raccomandazione finale.

La storia è quella di Rosa Sauer, una delle assaggiatrici di Hitler. Lei, in tempi in cui tutti morivano di fame, «deve» assaggiare in anteprima i cibi che sarebbero stati poi serviti al Führer. Siamo in un paesino della Prussia orientale, a pochi chilometri dal quartier generale più brutto del mondo. Siamo nel tardo autunno del 1944, vale a dire a pochi mesi dalla fine. Ogni giorno, e per tre volte, le SS prelevano Rosa e la portano sul luogo di lavoro, obbligandola a fare da cavia (da tubo digerente) e rimanere sotto osservazione per almeno un’ora. Con il rischio di morte sempre incombente e con la pancia che viene rimpinzata da cibi che tutti gli altri si possono sognare. Apparentemente, perché è proprio qui che la Pastorino acuisce la sua penna. Infatti non c’è nulla di più desolante che collaborare senza alcuna volontà di farlo, niente di più umiliante che essere vista e vissuta quale privilegiata, o peggio: collaboratrice!, e nel contempo restare devastata dentro perché non c’è alcuna possibilità di rifiuto. Perché la banalità del Male qui ti arriva nelle viscere in un rapporto fisico che non fa prigionieri ma li uccide lentamente, quasi scientificamente, goccia dopo goccia. Un male che ha uno specifico fisico incredibile quanto unico, che ti entra dentro come materia.

La grande forza del romanzo di Rosella Pastorino sta nello sguardo della protagonista unica, il romanzo è per voce sola con poche altre comparse, nei suoi monologhi muti con le colleghe «assaggiatrici» (nessuna complicità, addirittura sfida, o rivalità, sempre in silenzio…) con i suoceri appena conosciuti (lei è la «berlinese» appena trasferitasi in questo paesino fuori dal mondo per seguire il marito, subito spedito al fronte!) e con la serie di rapporti glaciali con l’ambiente tutto, addirittura con l’epoca intera. Mantiene la razionalità ma anche cede ad una sorpresa che non vogliamo qui rivelare. Ci basti dire che si rimane a bocca aperta, poi si sta male. E si capisce.

Un romanzo da leggere. Perché è una voce originale nata da una storia vera: il tutto prende avvio da un’intervista allo «Spiegel» dell’ultima assaggiatrice di Hitler rimasta in vita, Margot Work. Perché l’assoluta mancanza di voglia di futuro non è un senso estraneo alla nostra epoca o vivere d’oggi. E la domanda «sono vittima o colpevole?» è ancora necessaria.

La lettura delle 285 pagine segue ritmi alterni, come è giusto che sia. In certi occasioni va via veloce (pensiamo ai momenti nel tristissimo quanto glaciale refettorio… ) mentre in altre subisce rallentamenti perché con il pensiero si va giù, verso il profondo. E il monito per cui «ci si abitua a tutto» ci riguarda, eccome se ci riguarda. Anche oggi. Anche nel Canton Ticino. Noi tutti.

«Le assaggiatrici» , di Rosella Pastorino, 2018, Feltrinelli, 2018, pag. 285, Euro 22,00.

 

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