Morisoli come un monaco inquisitore

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Morisoli, osteggiando le unioni civili, utilizza ancora il consueto argomento medievale della finalità di procreazione del matrimonio e della famiglia tradizionale.

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Chiariamo che Sergio Morisoli ha il diritto di esprimere la sua opinione come deputato e come persona. Detto questo, possiamo cominciare a smantellarlo come un palazzo pericolante che minaccia i passanti per strada.

La metafora ci sta, ed è riferita alle sue dichiarazioni in Parlamento, in cui, unico e solitario, si scagliava contro le unioni civili, in particolare contro la mozione di Michela Delcò Petralli (accettata a grande maggioranza) dove la deputata verde chiedeva che i sindaci potessero celebrare ufficialmente anche le unioni domestiche registrate.

“Lo scopo del matrimonio è riprodursi, è quello che manda avanti società, le persone omosessuali non possono farlo. Matrimonio e fecondità vanno a braccetto, sono condizioni fondamentali e costitutive della società. Pertanto ritengo che la procreazione fra maschio e femmina vada privilegiata rispetto a forme diverse, che sono legittime. Non si tratta di discriminazione, ma di differenziazione di due cose che sono diverse”.

Non lo ha detto un monaco spagnolo un paio di secoli fa, ma Sergio Morisoli, parlamentare di uno Stato civile oggi. In un periodo dove spesso tutti aggrediscono l’Islam in quanto oscurantista e retrogrado, a fare da contraltare dovrebbe proprio essere la nostra società laica, dove i diritti di tutti dovrebbero essere sanciti sia dalla legge che dalla politica.

Definire il matrimonio come una specie di passaporto per la riproduzione è offensivo non solo per le coppie omosessuali, ma anche per coloro che di figli non ne possono avere o hanno deciso di non averne.

Il matrimonio ha due accezioni, una religiosa e l’altra laica. Se in quella religiosa non mettiamo becco (facciano Morisoli e i suoi quello che vogliono) per la parte laica ci permettiamo di discutere e di portare avanti quello che è un discorso di logica, dove la religione, la procreazione, la fecondità o il sesso non possono essere discriminanti considerate dalla legge.

La legge deve sancire solo una cosa: l’unione civile dove due persone, qualunque sia il loro sesso o credo, possano avere tutti i doveri, diritti e vantaggi di qualunque altra coppia. Disparità o distinguo in tal senso, sono solo le solite ingerenze religiose e oscurantiste che nulla hanno a che fare con lo stato e la repubblica del nostro paese e che portano solo discriminazioni.

E poi, Morisoli, parlare di famiglia tradizionale oggi, fa ridere anche la statua dell’otaria in Piazza Governo.

Quello che era tradizionale 50 anni fa, oggi è solo un monumento all’ipocrisia. Le coppie che possono definirsi “tradizionali”, senza alle spalle divorzi, abbandoni, ripensamenti, miscugli di famiglie, sono ormai una netta minoranza.

Caro Morisoli, al saldo di tutto, un matrimonio civile è un contratto. Un contratto che permette a due persone di vedere riconosciuta dallo Stato la loro unione, in modo contrattuale, legale e pratico.

Il sindaco ha dovere di sancire queste unioni, che siano esse etero, mono, pluri o omosessuali.

Morisoli, ci sono altri palchi per queste esternazioni, sono circondati da candele e illuminati da vetrate colorate. Ma per fortuna oggi, anche da questi palchi, parole così non è più tanto facile sentirle. Mette tristezza doverle ascoltare in un parlamento moderno e democratico.

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