Niente lavoro con l’accento sbagliato

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Un ragazzo calabrese scartato per un impiego da un’azienda che si occupa di raccolta fondi a causa del suo marcato accento meridionale

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Seppur possa sembrare una questione da poco, che sia grave, acuto o circonflesso, l’accento fa la sua bella differenza. Lo sanno tutti. Fin dalle scuole elementari. È lì, fra i banchi d scuola, che c’insegnano subito a distinguere una lettera maiuscola da una minuscola e fra una parola accentata e una no. Così, o te le fai andare bene fin da subito, certe regole, oppure ti toccherà fare i conti con un bel tre e mezzo in dettato ma, soprattutto, con gli sguardi lugubri e severi di mamma e papà.

Certo, nel caso riportato da tio.ch, l’accento incriminato è di tutt’altra natura ma il risultato pressoché identico. Se usi l’accento sbagliato sei out. È quello che si è sentito dire a Bellinzona, al termine di un colloquio, un ragazzo del Sud d’Italia. Uno che, così come han fatto intere generazioni di giovani prima di lui, pur di trovare lavoro decide di emigrare. Incamminandosi verso Nord. In cerca di un impiego e di fortuna. Peccato solo per quell’accento. Dato che il 27enne calabrese in questione, si è visto scartare proprio per la cadenza meridionale e, prima di lui, la stessa misera sorte era capitata a un altro ragazzo di origini pugliesi.

Una questione, quella dell’accento “non adeguato”, che dai due ragazzi è stata vissuta come una discriminazione bella e buona. Un’ingiusta penalizzazione che l’azienda chiamata a selezionare i candidati ritenuti idonei per svolgere una mansione di raccolta fondi rispedisce dritto dritto al mittente. Non è comunque dato però sapere se i due ragazzi, come l’Aldo del celeberrimo trio comico milanese, siano stati pure loro sottoposti al test della cadrega. A quanto pare però, per convincere i passanti a fare beneficenza in favore di associazioni no profit, l’accento conta, eccome. A sostenerlo è nientemeno che il delegato cantonale all’integrazione Attilio Cometta. Interrogato riguardo a un sondaggio condotto da tio.ch tra i suoi lettori, sulla faccenda, ha affermato che “scegliere persone con accento non locale per la raccolta fondi può portare all’insuccesso dell’azione, poiché in passato ci sono state e ci sono sempre azioni di truffe a scopi benefici.”

Del resto, sempre stando alle parole del delegato cantonale, in generale l’auspicio rimane quello che “in un contesto multiculturale come il nostro, dove convivono una pluralità di accenti diversi – a seconda dell’origine eventualmente straniera, o delle specificità dialettali delle regioni del Ticino – un accento diverso non dovrebbe, di principio, costituire un ostacolo nella comunicazione con il pubblico”. Ma non ammettere che, per una parte della popolazione ticinese, trovarsi di fronte un interlocutore che non abbia un accento “local” non sia un problema, sarebbe come credere a Cappuccetto Rosso. Ad ammetterlo è proprio lo stesso Cometta.

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