Pinoja si lagna per Prima i Nostri

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Pinoja si lamenta per la scarsa collaborazione per l’applicazione di Prima i Nostri. Ma i primi a non aver fatto nulla sono proprio i promotori dell’iniziativa insediati nella commissione apposita dal Governo.

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Gabriele Pinoja, ex presidente UDC, si lamenta. In governo ci sarebbe scarsa collaborazione per l’applicazione di Prima i Nostri. Pinoja accusa il governo di: Non aver intrapreso nessuna misura concreta, non assumendosi la propria responsabilità di fronte alla volontà popolare”.

Ricordiamo però che il governo aveva costituito una commissione, con una maggioranza di referendari, che in mesi di lavoro non aveva proposto in pratica nulla, se non misure già applicate o totalmente inutili. Misure che andavano a toccare il settore pubblico già ben disciplinato senza sfiorare il settore privato, tanto caro al partito del miliardario Blocher.

Che Prima i Nostri è difficilmente applicabile l’hanno detto in molti, da Michele Rossi, delegato per le relazioni esterne della Camera di Commercio, all’editorialista del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, che scriveva:

“L’UDC si sta giocando tutte le carte in suo possesso, ma se ne guarda bene dal calare il jolly. Forse perché questo non l’ha in mano. «Prima i Nostri» nel contesto attuale, con i Bilaterali e la libera circolazione delle persone in essere non può essere realizzata per legge.”

Ricordiamo anche che addirittura l’ex Consigliere nazionale UDC Pierre Rusconi aveva affermato come l’UDC avesse sempre saputo che l’iniziativa del 9 febbraio sarebbe stata inapplicabile, e che era mirata a “perdere bene” per lanciare un segnale.

Ora, anche se alcuni scogli giuridici sono superati, rimane la difficile attuazione proprio dal punto di vista pratico. Nonostante le sue lagne, Pinoja è ben cosciente che la sua iniziativa sarebbe una bella gatta da pelare per l’industria. E dunque cosa fare? Continuiamo a dare la colpa agli altri, anche se noi non abbiamo fatto nulla, così se la faccenda si arena, come speriamo, potremo sempre dire che è il governo che non ha voluto.

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