L’oro un po’ meno verde

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In una società nella quale Xanax, Prozac e altri psicofarmaci vengono consumati manco fossero caramelle, c’è ancora chi non riesce a capacitarsi di come sia possibile che una pianta spontanea, che non necessita nemmeno di chissà quali particolari attenzioni e che ha accompagnato la civiltà umana fin dai suoi albori, sia stata bandita e ostracizzata.

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“Troppa canapa light” titolava “Il Caffè” di domenica a proposito di uno dei fenomeni meno spiegabili degli ultimi anni, quello del boom dello spinello “senza sballo”. Di canapa, in Svizzera, se ne produce troppa, e da promettente nicchia di mercato, siamo ormai alla saturazione. A dare la misura del fenomeno è il numero di coltivatori presenti in Svizzera che, nel 2017, sono passati da 5 a poco meno di 500.

Un’esplosione a dir poco folle, che ricorda da vicino quella – tutta ticinese – dei canapai e della loro “Golden Age” alla fine degli anni Novanta. Una vera e propria corsa all’oro, alimentata da episodi come quello delle sigarette “Heimat”, messe in commercio da Coop a fine luglio e andate esaurite in pochissimo tempo malgrado il costo del pacchetto – 20 franchi – non proprio a buon mercato.

La marijuana light a basso contenuto di THC, ma ricca di un altro principio attivo, il celeberrimo CBD, sembra comunque piacere e tirare ancora parecchio. Proprio come accadde qualche decennio fa, con i cosiddetti “sacchettini odorosi”, ottimi come rimedio antitarme. Irrinunciabili nella protezione dei vostri indumenti dall’assalto indiscriminato dei voraci insetti e di altri subdoli predatori da armadio. Tanto efficaci, all’epoca, da andare letteralmente a ruba.

Ma, ironia a parte, per capire davvero come mai – i consumatori abituali e non – siano pronti a tutto pur di poter trascorrere qualche scampolo di tranquillità e di pace con la loro sostanza psicotropa preferita, dobbiamo forse provare a immaginarci un mondo in cui la birra d’improvviso venga dichiarata fuorilegge e di conseguenza proibita. Chissà mai che, a quel punto, pur di continuare ad apprezzarne il gusto, non possa esplodere il consumo di quella senz’alcool. Perché, nel caso della cannabis tornata in circolazione legalmente, è andata esattamente così.

Insomma, una pianta con la quale, al di là dei suoi effetti psicoattivi, si possono produrre, ecologicamente e a bassissimo costo, tessuti, carta, combustibili, materiali per l’edilizia ma anche olio alimentare.

La canapa è stata, tra le piante coltivate dall’uomo, una delle poche conosciute fin dall’antichità sia in Oriente sia in Occidente. In Cina, fin dalla preistoria, veniva adoperata nella fabbricazione di corde e tessuti, ma anche dei primi fogli di carta. Nel Mediterraneo già i Fenici la usavano per le vele delle loro navi. E nella Pianura Padana è stata utilizzata per ricavarne fibra tessile fin dall’epoca romana. Insomma, a dispetto delle mode del momento, la notizia è che c’è un manipolo di inguaribili sognatori che, stando alle cronache di questi anni, – in un modo o nell’altro – proprio non si rassegnano a farne a meno.

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